Ai confini della realtà

Domenica 30 Ottobre 2005

Ai confini della realtà

Al noto economista Francesco Giavazzi la cerimonia con cui ieri a Roma si è celebrata la Giornata del risparmio, più che la Festa dei risparmiatori ha ricordato un allegro convegno di volpi che si ritrovano dopo aver visitato i pollai. Un’immagine più che appropriata. L’invitato d’onore, il Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, è la stessa persona che solo un anno fa passeggiava a braccetto con Emilio Gnutti e Gianpiero Fiorani e che questa estate scambiava effusioni amorose con il caro “Giampi”. I banchieri che lo hanno ascoltato sono i medesimi che hanno abilmente trasferito titoli Cirio dai loro bilanci ai portafogli dei risparmiatori poco prima del fallimento dell’ azienda e che hanno fatto lo stesso con le obbligazioni argentine e Parmalat. Molte poltrone erano vuote. Assenti Salvatori, Passera, Profumo, Fabrizi e Abete. Ma gli altri erano tutti lì, a cominciare da Geronzi e continuando con Bazoli, per finire, addirittura, con Fantozzi in rappresentanza di Banca Antonveneta. Assenti anche molti politici ma non Tabacci che prima dell’omelia di Fazio se n’è andato sfogandosi ad alta voce: «Facce di bronzo, sepolcri imbiancati. Più che la giornata del risparmio sembra la giornata della finzione, un film di fantascienza». Appunto: è quanto può succedere nel paese “ai confini della realtà”.
Domenica 16 Ottobre 2005

Manovre sinistre

Sono quelle della Lega che, dopo aver visto cadere nella polvere il suo cavaliere bianco e a rischio per lo scandalo Credieuronord, ci riprova, gettando quello che nemmeno può paragonarsi a fango su Banca Antonveneta e Abn Amro. I nostri lettori, se sono incappati nell’istruttivo articolo, comparso ieri sul loro giornaletto di partito, “Antonveneta, sinistre manovre in corso”, avranno potuto giudicare da sè quale cumulo di sciocchezze, assemblando e falsificando il senso di alcune notizie, si possa mettere in campo nel tentativo di rimanere coerenti con le proprie deliranti tesi. Non ci piove che l’arancione sia un colore che si avvicina più al rosso che al verde, ma di qui a definire gli olandesi di Abn di sinistra o magari “comunisti” (tanto per fare contento oltre che Fazio anche il loro datore di lavoro) ce ne corre e sembra più una barzelletta che una tesi politica. Ci chiediamo a questo punto quale sia il vero obbiettivo di questi attacchi e se questa insistenza, visto anche il pezzo odierno sempre dedicato alla vicenda della scalata, non sottenda ad una campagna d’autunno contro Antonveneta.
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Mercoledì 12 Ottobre 2005

Redde rationem

Dopo aver bloccato negli anni passati i processi di integrazione che avrebbero permesso la creazione di giganti del credito italiani in grado di competere con le maggiori banche europee e dopo aver provocato o essere stato complice di disastri come quelli di Bipop, Cirio, Parmalat e dulcis in fundo della scalata ad Antonveneta, tra baci in fronte e furbetti del quartierino, il governatore della Banca d’Italia, non pago del suo bilancio fallimentare e convinto della sua missione salvifica e divina ci riprova: perchè non aggregare Popolare Italiana e Pop. Vicenza? Il progetto potrebbe avere anche una sua logica industriale ed essere votato al successo se non fosse ideato e guidato da questo Re Mida rovesciato. Ci si chiede come sia possibile lasciare la gestione di un eventuale operazione che potrebbe avere un’importanza più che rilevante per tutto il settore delle banche popolari all’autore di quel ridicolo memoriale presentato ai giudici romani e dimostrante solo la sua inadeguatezza e ottusa testardaggine. Siamo al redde rationem, il Parlamento in uno scatto di dignità e coraggio potrebbe quanto meno azzopparlo e togliergli almeno dalle mani quello che Fazio maneggia come un suo giocattolino, la concorrenza. Ma c’è qualcuno disponibile a scommettere anche un solo euro su questo miracolo?
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Venerdì 7 Ottobre 2005

Poveri ma belli e con i telefonini

Questa mattina scorrendo la rassegna stampa erano stati due gli argomenti a “solleticarci” ma poi abbiamo lasciato Fiorani e la raccolta di firme al bar del suo paese al loro destino (chissà se dopo i risultati delle indagini sugli arricchimenti personali faranno anche una colletta) per sottolineare invece dei dati che confermano sensazioni che tutti avevamo e che, visto l’andamento della nostra economia, non potevano essere che di questa sconvolgente portata precipitandoci verso il Sud del mondo.
Secondo l’Istat sette milioni di persone sono sotto la soglia minima di reddito, al Sud vive in povertà una famiglia su quattro. Al Nord, invece, i nuclei familiari poveri sono il 4,7 mentre al Centro il 7,3. La percentuale è cresciuta in un anno di quattro punti: dal 21,6 nel 2003 al 25 nel 2004, oltre il doppio della media nazionale, stimata all’11,3. Il record delle famiglie povere spetta alla Sicilia che sfiora il 30%. Seguono la Basilicata con il 28,5 e la Calabria con il 25. Tra le famiglie numerose la percentuale di povertà sale fino al 41% se nel nucleo vivono tre o più figli. Questa è la foto del paese: 7 milioni e 588 mila individui, il 13,2% dell’intera popolazione vivono con meno di 919 euro al mese. C’è poi una povertà meno severa, quando i consumi mensili superano sì i 919 ma non arrivano alla soglia di sicurezza fissata in 1.103 euro: una condizione che coinvolge un altro 7,9 di famiglie. Quel che resta, i nuclei sicuramente «non poveri», nel 2004 erano l’80,4 per cento. Che dire? Che però secondo chi ci governa viviamo nel migliore dei mondi possibili e che abbiamo tante televisioni e telefonini. Spero che con questo non si offenda quel nostro lettore che si lamenta perchè nel nostro sito si respirerebbe un’aria troppo antiberlusconiana.

Lunedì 3 Ottobre 2005

Nanotecnologie

In un’intervista a Repubblica (in Affari & Finanza) di oggi il finanziere Francesco Micheli spiega quanto si sia appassionato alle nuove tecnologie, alla nuova scienza e perché abbia investito con due società nelle “scienze della vita” e nelle nanotecnologie. Il finanziere ricorda i bei tempi passati quando ancora ragazzo d’oro della finanza italiana fondò il primissimo fondo di investimento «quando qui non erano ancora autorizzati e bisognava appoggiarli all’estero», la sua prima scalata nel 1985 e così via. A un certo punto Giuseppe Turani, autore dell’intervista, gli chiede: «Il suo nome, però, è corso anche in relazione alla vicende borsistiche della calda estate che ci siamo appena lasciati alle spalle, quella dei “furbetti del quartierino”».
Risposta: «Ho visto. Ma io non c’entro niente. Avevo un po’ di azioni Antonveneta, eredità di antiche operazioni, ma sono stato fra i primi a vendere e a uscire da questa storia, che non mi interessava».
Domanda: Un giudizio da “esperto” su queste vicende?
Risposta: «Déjà vu. Roba vecchia, roba di venti anni fa. E quindi un po’ in ritardo sui tempi. E’ anche per questo sapore di cosa antica che non ho voluto entrarci. E poi ero preso da altre vicende».
Il golden boy sì che se ne intende, chi non ricorda la sua scalata a Interbanca che anticipava, in piccolo, la vicenda di Antonveneta di oggi? Con il conte Auletta nella parte degli olandesi, lui in quella dei “furbetti” e Interbanca per quasi un anno senza governance. Anche la magistratura all’epoca si interessò del caso ma senza fortuna. Altri tempi, altri politici, altri mezzi di informazione: la vicenda non destò né scandalo né scalpore e alla fine si trovò un accordo in sordina con buona pace di tutti grazie soprattutto alla mediazione di Andreotti.
Chissà che Ricucci & Co anche loro, sistemate le faccende finanziarie e legali, non si dedichino anch’essi alle nanotecnologie seguendo l’esempio di un sì autorevole maestro? In fondo dalle protesi dentarie alle nuove scienze il passo è più breve e convincente che non a Banche e a gruppi editoriali.

Sabato 1 Ottobre 2005

Ci riusciranno i giudici?

Scrive Paolo Panerai su Milano Finanza: «L’autoassoluzione di Antonio Fazio con la ridicola conferma di fiducia da parte del Consiglio superiore merita una sola osservazione: ritirando l’autorizzazione alla ex Lodi per l’opa su Antonveneta per gravi irregolarità, Fazio ha in realtà firmato la sua autocondanna. Infatti egli autorizzò quell’opa nonostante il parere contrario degli ispettori, che di quelle irregolarità si erano accorti. Troppo comodo riconoscere ora che avevano ragione, specialmente se si tiene conto di quanto tutt’Italia è venuta a sapere dei rapporti tra Fazio e Gianpiero Fiorani». Già, ma chi lo fa capire a Fazio?

A volte ritornano

Venerdì 25 novembre 2005

Previdenza creativa

Con il geniale stratagemma del più creativo dei nostri Ministri, al quale era stata affidata la mediazione, si pone fine alla farsa del TFR nel modo più semplice possibile in cui l’unica decisione presa è stata quella di non decidere!
Una soluzione dalla quale ne esce sconfitta la riforma stessa ed i lavoratori, soprattutto quelli più giovani che vedevano nella previdenza complementare lo strumento utile per attenuare gli effetti negativi della riforma previdenziale.
Non dovremo meravigliarci se presto vedremo anche una legge sul risparmio con decorrenza 2010 e magari anche una legge per Bankitalia ma in vigore dal 2015.

Venerdì 25 novembre 2005

Ciampi e Fazio, due lingue diverse

Secondo Carlo Azeglio Ciampi la presenza di banche straniere in Italia non deve essere vista come un’invasione ma come un mutuo arricchimento. Esattamente il contrario di quanto pensa Antonio Fazio che, con la sua battaglia anti-Abn e anti-Bbva nelle scalate all’Antonveneta e alla Bnl, ha lasciato un cumulo di macerie a Via Nazionale. Nonostante questo clamoroso dissidio pubblico, Fazio è tornato ieri sulla scena pubblica per ricordare come la Banca d’Italia abbia superato i momenti di difficoltà nel rispetto delle istituzioni (?) mentre, nelle stesse ore, Marco Tronchetti Provera e Guglielmo Epifani sottolineavano come la permanenza di Fazio a palazzo Koch minasse la credibilità della banca centrale. Ogni altro commento è superfluo.

Domenica 13 novembre 2005

Acque minerali

Come evolverà il legame tra Antonveneta e Hopa di Emilio Gnutti? Dopo il grande freddo della battaglia che ha visto Gnutti affiancare Fiorani contro gli olandesi di Abn Amro, attualmente i rapporti restano congelati. Si viene a sapere in questi giorni che alla fine di luglio, pur senza dare enfasi al gesto, l’amministratore delegato di Antonveneta Piero Montani aveva rassegnato le dimissioni dal cda di Hopa. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti. L’offensiva di Gnutti e Bpi su Padova è stata fermata dalle inchieste giudiziarie e Abn Amro si appresta a conquistare il 100% della banca. La nuova Antonveneta continua ad avere Hopa tra le sue partecipazioni e, prima o poi, dovrà decidere se troncare ogni rapporto con Gnutti o se invece riallacciare i legami. Molto dipenderà dai destini della stessa Hopa. Che dipendono in gran parte dall’esito della partita Olimpia-Telecom e dalle sorti dell’operazione Unipol-Bnl. Intanto Gnutti, tra scissioni e cessioni di partecipazioni, sembra aver messo il cartello “vendesi” almeno sulle acque minerali, smentendo così curiosamente il motto della sua Sangemini: “perchè di crescere non si finisce mai”.

Venerdì 4 novembre 2005

Martirologio

“Senza pregiudicare il risultato degli accertamenti in corso in Italia – recita il testo del compromesso raggiunto ieri nella riunione della Bce tra i sostenitori e i detrattori di Fazio – al termine del dialogo informale (con Bankitalia, ndr), il consiglio dei governatori è giunto alla conclusione che le procedure seguite nelle recenti offerte transfrontaliere su banche italiane si sono fondate su una cornice legale nazionale che permette un grado di discrezionalità che potrebbe essere usato in modo non necessariamente in linea con i principi e gli obiettivi comunitari”.
Con questa pilatesca decisione la Bce è riuscita né ad assolvere né a condannare Fazio e a rimandare il giudizio dell’operato del governatore alla magistratura e alla Commissione europea. Forse il più felice di questa decisione sarà proprio lui, il governatore, che si potrà autoiscrivere al martirologio evocando il giudizio di Erode e del Sinedrio. Con il piccolo particolare che sicuramente lui non finirà sul golgota, tra Fiorani e Ricucci.

Giovedì 3 novembre 2005

A volte ritornano

Quello che l’altro giorno assicurava agli italiani che la ripresa economica è dietro l’angolo e la legge finanziaria Berlusconi-Tremonti è una meraviglia non è un sosia, o un imitatore. E’ proprio il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio.
Lo stesso “Tonino” che quest’estate riceveva “baci in fronte” da quel galantuomo di Gianpiero Fiorani e lo invitava a “passare dal retro” per non dare nell’occhio.
Lo stesso Gianpiero che la Procura di Milano accusa di aver accumulato tesori nascosti in mezzo mondo, in barba ai risparmiatori. Ora, spogliato da tutte le cariche prima che spogliasse definitivamente la Popolare Italiana, Fiorani passa il suo tempo negli uffici dei pm milanesi.
Fazio invece siede saldamente a Palazzo Koch, da dove annuncia che non si schioderà almeno per i prossimi cinque anni. Anche perché nessuno glielo chiede più.
Solo un mese fa se ne stava da separato in casa nello stesso hotel di Tremonti a New York. Ora si dice che i due abbiano fatto la pace, o almeno la tregua. Infatti Tremonti non lo attacca più e Fazio apprezza molto la sua finanziaria, già corretta tre volte prim’ancora di essere approvata. Un mese fa Berlusconi annunciava che “il governatore non ha più la fiducia del governo né la credibilità per restare al suo posto”. Ora ha riconquistato fiducia e credibilità non si sa bene come. O forse lo si sa fin troppo bene.
Il 5 ottobre 2004 Fiorani, d’accordo con Fazio, rileva e ingloba nel suo istituto lodigiano la Credieuronord: la banchetta della Lega nata nel gennaio 2001 e finita nel giro di tre anni sull’orlo del crac, con tanti saluti ai 3 mila ingenui risparmiatori padani che ci erano cascati. In più, secondo l’accusa, la banchetta è stata utilizzata per riciclare decine di miliardi provenienti da una distrazione di fondi dal Tribunale fallimentare.
Ora, ai vertici della banca colabrodo sedevano insigni esponenti leghisti, fra cui tre parlamentari: il tesoriere Maurizio Balocchi (incredibilmente sottosegretario e membro del Cda dell’istituto), Stefano Stefani e Giancarlo Giorgetti.
Rischiavano grosso: un processo penale per l’eventuale bancarotta e una multa miliardaria da Bankitalia per riciclaggio
Ma Sant’Antonio sistema tutte cose: risparmia loro la multa, e intanto Fiorani salva la banca.
Qualche anno prima, l’ottimo Gianpiero aveva fatto lo stesso con due banche molto vicine al Cavaliere: la Rasini, dove lavorava papà Luigi e dove la mafia (lo rivelò Sindona) riciclava i soldi sporchi; e l’Efibanca, la merchant della Bnl pesantemente inquinata dalla P2 che negli anni 80 prestò una barcata di miliardi a Berlusconi per dare l’assalto alle tv.
Ora la Rasini e l’Efibanca sono inglobate nella Popolare di Lodi, con i rispettivi archivi.
Quanto alla Bnl, sta per essere acquisita dall’Unipol che tanto sta a cuore a Fassino e D’Alema, con la benedizione dello stesso Fazio.
Davvero qualcuno trova strano che Sant’Antonio sia ancora lì?

Malafemmena

Evelyn Farkas, ex top funzionario dell’amministrazione Obama, ha negato di aver avuto accesso a informazioni classificate quando le è stato chiesto dal canale televisivo MSNBC un commento a quanto dichiarato il mese scorso che sembrava ammettere gli sforzi da parte dei membri dell’amministrazione Obama per raccogliere informazioni su Donald Trump e su collaboratori della sua campagna presidenziale 2016. Tuttavia, i mezzi di informazione hanno ampiamente mancato di notare che il 16 febbraio, circa due settimane prima del suo dichiarazioni su MSNBC, Farkas aveva rivelato in un’intervista che lei era “a conoscenza che ci fosse qualcosa di veramente sbagliato”, riferendosi ai presunti legami di alcuni collaboratori di Trump con la Russia, dichiarando di essere “a conoscenza di tutta questa roba” sin dall’estate dello scorso anno. Continue reading “Malafemmena”

Er Cavaliere Nero

Ricordate la divertente storiella del Cavaliere Bianco e del Cavaliere Nero raccontata da Gigi Proietti? In ogni caso, ve la ripropongo ancora e poi leggete sotto cosa ha a che fare con il Presidente Trump.

La morale è dunque che al cavaliere nero, alias Trump, non dovete c..à il ca..o.
Trump è impegnato in una guerra personale e promessa fatta ai suoi elettori di “drain the swamp” (sterminare qualcosa che è nocivo o qualsiasi cosa la maggior parte della gente odia come la corruzione o gli sprechi dei politici). Continue reading “Er Cavaliere Nero”