Genesi della banca costruita in volo da Silvano Pontello

Fiorani accompagnato dai Carabinieri

La maledizione della Banca Nazionale dell’Agricoltura

La storia di Antonveneta si intreccia con quella della Banca Nazionale dell’Agricoltura, costituita nel 1921 a Milano dal conte Giovanni Armenise (cui, alla morte, succedette il nipote Giovanni Auletta Armenise, presidente dell’istituto fino al 1995); nel 1938 la sede fu spostata a Roma, Via Salaria, e fu autorizzata a operare nel campo del credito agrario sia di esercizio sia di miglioramento. Il nome della Banca Nazionale dell’Agricoltura è legato alla strage di piazza Fontana, un attentato terroristico avvenuto in una filiale dell’istituto nel centro di Milano: ivi un ordigno esplose il 12 dicembre 1969 alle 16:37 uccidendo diciassette persone (quattordici immediatamente) e ferendone altre ottantotto. Nel 1977 la BNA era la decima banca italiana per raccolta e la prima banca privata. E’ in questo periodo che il conte Auletta comincia ad avere problemi di capitalizzazione e nel 1995 il conte svende la sua banca per 623 miliardi alla Banca di Roma, la quale, a sua volta, rivende la BNA alla Banca Popolare Antoniana Veneta nel 2000 per 2mila miliardi. In tale data si fuse per incorporazione nella Banca Antoniana Popolare Veneta, poi Banca Antoveneta, a sua volta confluita nel Monte dei Paschi di Siena che pagò al Santander 9mila miliardi nel pieno della crisi finanziaria del 2008 per una banca che gli spagnoli avevano comprato tre mesi prima per soli 4,5mila miliardi. Negli ambienti finanziari, sensibili alla cabala e alla superstizione, sentir parlare di BNA ha sempre provocato prurito nelle parti intime dove non batte mai il sole, ma effettivamente esiste una qualche maledizione, forse lanciata dal conte Auletta, se consideriamo la fine che hanno fatto banche, CEO e Presidenti che pensavano di fare un grande affare comprando la Banca dell’Agricoltura, prima, e la Banca Antonveneta dopo la fusione con la BNA.

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