Capitolo III

La casa di carte comincia a franare.

Tutti i movimenti e queste trame si consumano in vista dell’assemblea di Antonveneta di fine aprile in cui si deve decidere chi comanderà sulla banca. Ma l’edificio costruito da Fiorani e soci, comincia a franare. Un funzionario «zelante» della Lodi, Giuseppe del Miglio, vede tutto questo strano movimento di conti nella «sua» banca: qualche decina di persone che aprono conti correnti e che hanno ricevuto finanziamenti per 500 milioni, mille miliardi delle vecchie lire, a tassi bassi, per comprare azioni Antonveneta. Segnala il caso alla Banca d’Italia, ma per risposta ottiene un invito ad occuparsi dei tassi a cui sono stati dati i prestiti e non del resto. Come se tutto fosse normale. Non si sa se poi comunichi la stessa cosa ad un amico che lavora alla Rothschild, advisor dell’Abn. Lui smentisce di averlo fatto. Ma succede che l’avvocato degli olandesi presenta alla Procura della Repubblica di Milano un esposto nell’interesse di Abn e contro la Lodi su questi strani movimenti. L’esposto, dal quale prendono il via le indagini finisce sul tavolo di un magistrato giovane ma agguerrito: è Eugenio Fusco, un giovane abruzzese, che ha già dipanato molti intrighi finanziari, non ultimo quello Parmalat. Conosce poi come le sue tasche i «modi» finanziari dei bresciani: ha fatto rinviare a giudizio e poi condannare Chicco Gnutti per insider trading, una delle poche sanzioni di questo genere comminate in Italia. Il pubblico ministero Fusco, insieme alla sua collega Giulia Perotti e in tandem con la Consob di Lamberto Cardia comincia ad indagare per i reati di insider trading, aggiottaggio e ostacolo alla vigilanza della Consob.
Gli viene in aiuto, oltre che l’esperienza, anche una certa dose di fortuna e qualche «gola profonda» che Fiorani ha seminato sul suo cammino con i suoi modi spicci e spregiudicati di agire.

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