Capitolo II

Gli Olandesi storcono il naso

In quell’inverno si comincia a trattare sui possibili nuovi assetti in cui Fiorani si è infilato comunicando, a gennaio, di avere in mano il 2% di Antonveneta. Gli olandesi storcono il naso, ma accettano la trattativa, forse anche per non indispettire troppo la Banca d’Italia che spinge per un accordo tra i due in nome della difesa dell’italianità della banca. Si tratta. Ma tutte le proposte di compromesso portano ad un assetto che vede la Lodi comandare, affiancata dalle «truppe» dei veneti e l’Abn in una posizione di supporto e di minoranza. Si tratta. Ma mentre è in corso la trattativa nelle stanze del potere, sui mercati la partita è già avanti, anzi pare quasi già decisa. E’ Fiorani a muovere le sue truppe secondo un canovaccio già sperimentato in altre scalate. Finanzia con i prestiti della Lodi la scalata dall’estero, usando dei prestanome per comprare le azioni. Gli fanno da puntello in quest’operazione i bresciani Gnutti, i fratelli Lonati e l’immobiliarista Danilo Coppola, con al seguito un nugolo di investitori bresciani di minore importanza. Tutti si fanno ricchi comprando azioni finanziate dalla Lodi e incassando poi in seguito una ricca plusvalenza nell’ordine del 25% con buona pace della Lodi che ne ha pagato il costo del finanziamento.
E’ una scalata che non può che essere segreta, perché condotta di fatto contro le norme della legge, che vuole le partecipazioni dichiarate e gli accordi resi espliciti, senza contare tutti i giri di denaro e di finanziamenti estero su estero in barba alle leggi bancarie.
In superficie, infatti non si vede se non dal titolo Antonveneta che in Borsa comincia ad avere strani andamenti e dalle voci che dicono che Fiorani abbia già in mano la banca. Abn sostiene che non è lei a comprare. Fiorani giura, ufficialmente, di non avere partecipazioni oltre quelle, modeste, già dichiarate. Gli olandesi dell’Abn tentano il tutto e per tutto e rendono esplicito il gioco e lanciano un offerta pubblica di acquisto su Antonveneta ad un prezzo giudicato interessante, 25 euro per azione. Ma i giochi sono ormai fatti perché Fiorani ha già raccolto gran parte delle azioni disponibili. Non ha infatti mosso solo i bresciani, ma ha conquistato, uno ad uno, gli imprenditori veneti che, attratti dai guadagni, gli vendono, anche loro con ricche plusvalenze, le loro azioni della banca. Benetton, Sinigaglia, Boscolo che sono finanziati dalla Lodi, gli vendono le sue azioni. Si affianca ad essi Stefano Ricucci, che, con la sua Magiste, vive anche esso, abbondantemente dei finanziamenti della banca di Fiorani. A poco servono le richieste di chiarimento del ministro del Tesoro Domenico Sinsalco al presidente della Consob, Lamberto Cardia, sugli strani movimenti del titolo. La sfida della Lodi è già vinta dietro le quinte, manca solo l’ufficializzazione.
Fiorani, così poco alla volta, comincia a dire che ha comprato azioni Antonveneta: comincia uno strano balletto che vede a questo punto l’intervento della Banca d’Italia. Per legge è infatti l’istituto centrale a decidere se si può salire nell’azionariato di una banca e se si hanno i conti a posto per potere ambire al suo controllo: Fazio autorizza Fiorani a salire. Esita a dare il via libera agli olandesi che si indispettiscono e presentano esposti alla Consob prima e all’Europa dopo. Fiorani, da parte, sua butta sul tavolo le sue carte e risponde lanciando una offerta pubblica di acquisto e scambio su Antonveneta: chiede di controllare la banca dando in cambio pochi quattrini liquidi e molte azioni delle controllate dalla Popolare. Di più non può fare, ma l’accordo segreto con i suoi alleati è di ferro. I conti non tornano, ora. Ma quando Antonveneta con il suo peso entrerà nel carniere della Lodi tutto potrà tornare a posto con il concorso dei risparmiatori cui si potranno vendere azioni della nuova grande Popolare.

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