Magliari

Giovedì 29 Settembre 2005

I magliari

I verbali dei primi interrogatori – si era solo a metà luglio – dei pm di Milano a Gianpiero Fiorani, letti oggi, possono provocare una intensa ilarità alla luce delle successive intercettazioni telefoniche e di quanto appurato dai giudici milanesi ma nello stesso tempo costituiscono la metafora di una finanza italica stracciona e sgangherata ai cui interpreti e personaggi può essere attribuita una sola definizione descrittiva, quella di magliari. Per i più giovani ricordiamo che “magliari” erano quegli imbroglioncelli (furbetti del quartierino diremmo oggi) che alla fine degli anni ’50 tentavano di arricchirsi in giro per l’europa vendendo stoffe e tappeti di contrabbando, e il cui archetipo fu magistralmente immortalato da Alberto Sordi nel film intitolato appunto “I magliari”, un piccolo capolavoro del regista Francesco Rosi. Nella accezione comune il termine ha poi assunto un significato più ampio e viene usato come sinonimo di imbonitore, ciarlatano, ciurmatore, imbroglione, saltimbanco, trombone, buffone, pagliaccio. Nel corso degli interrogatori, pubblicati oggi dal quotidiano “il Giornale”, quello che Fazio considera come il più grande banchiere italiano (e se avesse ragione?) cade spesso nel comico e nel ridicolo come quando afferma che l’amicizia di lunga data con il governatore gli ha procurato più danni che altro negli affari o come quando afferma che negli incontri amichevoli, non ufficiali, non si è mai parlato di attività bancarie. Chissà forse parlavano solo di baci in fronte e di caciotte. Ma a parte queste sue affermazioni pittoresche è tutto l’ impianto difensivo, la sua ricostruzione delle vicende della scalata ad Antonveneta, la spiegazione delle operazioni finanziarie, della loro tempistica, delle concessioni dei finanziamenti ai correntisti amici, dei suoi rapporti con i concertisti, ad avere il sapore di un imbroglio costruito su una montagna di menzogne ed a trasportarci in un’atmosfera da fiera paesana, davanti all’imbonitore che tenta di venderci il pelapatate automatico. Mi chiedo come sia stato possibile che abbia pensato di poterla fare franca. Ma poi riflettendo mi dico che proprio questo è il mondo della finanza e delle banche in Italia. E che forse Fazio aveva ragione nell’etichettarlo come il più grande banchiere italiano, perché questo è quanto passa il convento: Cirio, Parmalat, 4you e chissà ancora quanti altri scheletri negli armadi insieme a costi e commissioni più alti d’europa e a sistemi di vendita il cui unico obbiettivo è tosare la clientela e spremere come limoni i lavoratori. Cari banchieri, è ora di una rivoluzione. Cari furbetti del quartierino, è ora di fare le valigie.
Mercoledì 28 Settembre 2005

La pelle dell’orso

Fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio, con certi interlocutori poi….. M’è venuto in mente questo detto popolare leggendo l’articolato e supercondizionato accordo di cessione delle azioni Antonveneta tra Bpi, pattisti (escluso l’astuto Coppola) e Abn Amro. Ed evidentemente a questa saggia massima si sono ispirati i legali degli olandesi confezionando un contratto a prova di… ogni evenienza. Forse, perchè le vie del caso sono infinite. E, sempre forse, tutti abbiamo venduto la pelle dell’orso prima di averlo ucciso o catturato. Con questo non voglio dire che tutto potrebbe saltare (ipotesi alla quale lascerei comunque sempre la porta aperta e se fossi un bookmaker londinese la darei ancora 1 a 40) ma sicuramente prima della definitiva parola FINE credo che torneremo ancora a parlare di passaggi delicati, nodi intricati, colpi di scena (e di coda), Bankitalia, ispettori e governatori, come in tutte le saghe o soap opera che si rispettino, dove quando sembra che la storia sia finita accade sempre qualcosa per poterla tirare per le lunghe ancora un centinaio di puntate. Senza dimenticare poi che, anche se nella parte di un morto vivente, è sempre sul set, seduto alla sua poltroncina, il regista-attore-stregone di Alvito che, chissà, forse ringalluzzito dalla sua impunità, starà anche pensando di confezionare qualche pozione magica delle sue. Quindi armiamoci di pazienza e vediamo come va a finire. A cominciare dai prossimi appuntamenti: dissequestro azioni (i magistrati nicchiano), revoche delle Opa Bpi da parte di Consob e Bankitalia (chi farà la prima mossa?) e l’ennesimo colpo di scena.

Sabato 24 Settembre 2005

Fazio vs Groenink, scontro di religione

Trovo entusiasmanti le illazioni (ottimamente illustrate da Alberto Statera su Repubblica) a proposito del conflitto confessionale che avrebbe influenzato la vicenda Fazio-Antonveneta: con l´entourage catto-cattolico del governatore fortemente contrario all´ipotesi che la banca del Santo di Padova cadesse in mani olandesi, dunque protestanti. Anche ammesso che la circostanza abbia pesato solo perifericamente sullo scontro tra cordate, come un dettaglio quasi inconscio, ci troviamo sprofondati in un capitolo inedito, e appassionante, di quei romanzoni di dietrologia religiosa e di intrighi esoterici, tipo Codice di Leonardo, che è tanto bello leggere sotto l´ombrellone o in metropolitana. I Templari, l´Opus Dei, la finanza ebraica, il petrolio wahabita, e adesso anche la congiura protestante contro il Tesoro papista. Grande merito del caso Fazio è avere trasportato perfino nelle noiosissime cronache finanziarie quel pizzico di gotico, di fantasy, di cinematografico che così raramente allieta la lettura dei barbosi annali del potere economico. Un bravo sceneggiatore potrebbe trarne quasi un capolavoro, con l´Opus Dei e la Spectre luterana che incrociano le spade nell´ombra, e la figlia suora che salva l´umanità solo all´ultimo fotogramma.

Martedì 20 Settembre 2005

Le cinque carte del ministro

Secondo il quotidiano torinese La Stampa il ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, ha cinque strumenti per influire sulla revoca del governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, per mano del consiglio superiore, sempre che il resto del governo gli dia via libera.
L’ipotesi A è “una richiesta del ministro dell’Economia al consigliere anziano del consiglio superiore di convocare il consiglio” in sede straordinaria, per discutere la eventuale revoca del Governatore.
L’ipotesi B è di disporre “un’ispezione straordinaria”, ma essa potrebbe riguardare soltanto la gestione amministrativa della Banca d’Italia, non la vigilanza sulle aziende di credito.
Ipotesi C: gli azionisti della Banca d’Italia potrebbero promuovere “una speciale azione giudiziaria di responsabilità nei confronti del consiglio superiore” per non aver adempiuto ai “propri doveri”.
L’ipotesi D è una revoca concertata tra governo e Presidenza della Repubblica. I trattati europei la permetterebbero qualora il governatore si sia reso “colpevole di gravi mancanze”.
L’ipotesi E, infine, contempla una ‘Commissione permanente della vigilanza sulla Banca d’Italia’, presieduta dal ministro dell’Economia e composta allo stato attuale da due senatori e tre deputati, un consigliere della Corte dei Conti, il direttore generale del Tesoro. Nell’ipotesi dei consiglieri giuridici, questa commissione, “inattiva da tempo”, potrebbe essere convocata dal ministro per discutere le proposte di modifica dello statuto della Banca d’Italia.

Non vorremmo essere nei panni del ministro per tutto l’oro del mondo. Le sue carte valgono come il due di coppe con briscola a bastoni. Neanche Sisifo resisterebbe a spingere il granitico Fazio. Siniscalco avrebbe dovuto avere il coraggio di imporre al governo la soluzione di questo conflitto mettendo in gioco la sua poltrona. Avrebbe anche fatto una più dignitosa figura. Ora non gli resta che sperare nella soluzione meno gradevole e meno onorevole per lui, per Fazio e per il governo. Alla procura di Roma si stanno preparando.
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Venerdì 16 Settembre 2005

Il “Grande balzo”

La nostra organizzazione attraverso il sito e sulla stampa con le recenti interviste rilasciate da Umberto Baldo, Segretario Responsabile della Uilca di Banca Antonveneta, sul Sole 24 Ore, La Stampa, il Mattino di Padova e il Corriere della Sera di oggi e ieri sul telegiornale del TG3 Veneto fa opinione e quindi politica ma anche dimostra di essersi guadagnata una buona dose di credibilità ed autorevolezza. Pur conoscendo i “vizietti” degli intervistatori che ovviamente ci mettono sempre del proprio anche per sintetizzare le dichiarazioni, la posizione della nostra sigla ne esce sempre abbastanza chiara e netta e, penso, condivisa dai lavoratori. Prima a proposito dello “spezzatino” ed ora, se, come pare e come tutti speriamo, andrà in porto la cessione ad Abn Amro della quota di Antonveneta in mano a Bpi, a proposito della ripresa del confronto con la nuova governance. Credo risulti chiara e netta anche ora la nostra posizione: rispetto degli impegni e degli accordi sottoscritti e ripresa del confronto su tutte le questioni rilevanti, come un eventuale ripensamento del Piano industriale, lasciato trasparire dal presidente Fantozzi nella sua intervista al Sole 24 Ore, attraverso un metodo che riconosca il ruolo fondamentale del sindacato e con interlocutori aziendali nel pieno dei loro poteri e al massimo livello come richiede questa fase storica per Antonveneta.
P.S.: A seguito di alcuni messaggi ricevuti dopo la pubblicazione di questo pezzo, precisiamo che il titolo “Il Grande balzo” non è riferito alla Uilca (non rientrando il salto in alto, in lungo o della quaglia tra le nostre specialità) bensì è riferito all’ambiziosa e condivisibile aspirazione per uno sviluppo di Banca Antonveneta espressa dagli stessi suoi vertici in alcune recenti dichiarazioni. D’altra parte la Uilca non si è mai presentata in quel di Lodi per accreditarsi con quelli che sembravano i nuovi padroni, ma ha sempre avuto una posizione chiara e netta facendo sin dall’inizio la scelta che ritenevamo l’unica in grado di tutelare al meglio i lavoratori e portandola fino in fondo con coerenza e determinazione: “verba volant, scripta manent”.

Martedì 13 Settembre 2005

L’imbroglio italiano

Antonio Fazio ha rinunciato alla riunione dell’Ecofin di Manchester ma non ha intenzione di rinunciare al suo incarico. Per i principali quotidiani stranieri il fatto è acquisito, ma non per questo incontestabile.

Alcuni, come Le Monde e La Vanguardia, si limitano a dar conto della tenace resistenza del governatore. Altri, e sono le grandi testate della finanza internazionale, manifestano apertamente il loro disappunto.

Come altre volte in passato, il Wall Street Journal invita a non ignorare le conseguenze che il caso Fazio potrebbe avere sull’economia italiana: “In gioco ci sono il futuro del sistema bancario e politico del paese e la sua lotta decennale per avere una seria considerazione in Europa, al pari di Germania, Francia e Gran Bretagna”.

Per il quotidiano di Wall Street, che appare deluso da una riforma della Banca d’Italia che non esprime una volontà politica abbastanza forte, il presidente del consiglio “dovrebbe tentare di forzare la situazione”: “È sconcertante vedere che Silvio Berlusconi cammina su una linea sottile, quando sarebbe nel suo stesso interesse mettere fine a questa situazione”.

Sulle conseguenze negative del caso Fazio, l’Economist è d’accordo: “ha indebolito la credibilità della Banca d’Italia e ha rafforzati il sospetto che nell’élite italiana viga una comoda cultura protezionistica”, con implicazioni “non solo per le prospettive d’investimento in Italia ma anche per la moneta unica, che si basa sulla possibilità di una crescente libertà di movimento dei capitali”.

Il settimanale britannico, che paragona l’ostinata resistenza di Fazio alle dimissioni a quella di Grigorij Rasputin alla corte di Nicola II, non trascura le conseguenze del caso sulla politica italiana, in cui sono evidenti “divisioni nella coalizione di governo che hanno paralizzato ogni decisione”.

L’accordo della Banca popolare italiana per il passaggio di controllo di Antonveneta ad Abn Amro è descritto da Le Figaro come “il sorprendente epilogo di una battaglia finanziaria che dallo scorso aprile tiene con il fiato sospeso gli ambienti bancari europei. L’accordo”, scrive il quotidiano francese, “arriva dopo che il principale artefice di questa scalata, l’ex presidente di Bpi Giampiero Fiorani, è stato sospeso dall’esercizio delle sue funzioni da un tribunale”.

Anche El Mundo non nasconde la sorpresa per una “rocambolesca virata di 180 gradi” che potrebbe permettere agli olandesi di “trasformare in realtà il loro sogno”. Per Financial Times “l’imbroglio bancario volge all’epilogo”: non solo per il passaggio di Antonveneta agli olandesi, ma anche per la probabile acquisizione della Banca nazionale del lavoro da parte di Unipol: “Ma non sarà semplice”.

E ancora oggi Antonio Fazio guadagna la prima pagina del Wall Street Journal, che dedica un dettagliato articolo a una ricostruzione della vicenda Antonveneta e alle intercettazioni delle telefonate tra il numero uno della Banca d’Italia con l’amministratore delegato della Banca Popolare italiana, Giampiero Fiorani. A partire dalla chiamata in piena notte nella quale il governatore annunciò in anteprima il suo via libera all’offerta Bpi per Antonveneta. Il primo quotidiano economico statunitense, dopo aver ricostruito la vicenda, sottolinea come Fazio non desideri rilasciare commenti sulla vicenda. E segnala come la “inusualmente stretta relazione tra il controllore bancario e l’amministratore delegato di una banca suggerisca come il familismo tuttora pervada l’Italia delle aziende, a meno di due anni di distanza dallo scandalo della Parmalat.

Giovedì 8 Settembre 2005

A un passo dall’accordo

Stamattina abbiamo aperto la homepage con il titolo “Bpi e Abn a un passo dall’accordo” riservandoci un margine di prudenza, d’obbligo in questi casi e con questi personaggi, per non doverci rimangiare in seguito un titolo “trionfalistico” su una conclusione che potrebbe ancora trovare intoppi, prevedibili alcuni e imprevisti altri, sulla sua strada. Gli advisor hanno trovato un accordo di massima che però deve ancora passare al vaglio del CdA della Popolare italiana in particolare e di Consob, Bankitalia e soprattutto dei magistrati milanesi che devono sbloccare le azioni sequestrate e decidere se riservare o meno la stessa sorte al cash che la Lodi incasserebbe.
La conclusione di questa vicenda è comunque dietro l’angolo e non possiamo non provare una punta di soddisfazione per come si va profilando l’accordo. Nell’ipotesi ormai raggiunta dagli advisor infatti non si parla più di cessione di sportelli. Niente spezzatino dunque. Evidentemente i consulenti al lavoro hanno tenuto conto delle problematiche e delle resistenze che la soluzione con l’acquisizione di significative quote di sportelli avrebbe comportato, escludendola proprio con queste motivazioni e preservando l’unitarietà aziendale, come Cgil, Cisl e Uil all’Assemblea del 27 luglio e la nostra organizzazione nei numerosi editoriali di agosto su questo sito avevano ribadito con fermezza e ad alta voce. Speriamo di poter dire tra qualche giorno “Tutto è bene quel che finisce bene”, consapevoli che una fase ancora più impegnativa si apre, per noi, per l’Istituto, i lavoratori e il Sindacato aziendale.

Martedì 6 Settembre 2005

Il paziente è morto
ma non se n’è accorto

Grande lavorio diplomatico, ma inutile, del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta oggi per convincere prima Fazio alle dimissioni e poi con Siniscalco per valutare e concordare le mosse istituzionali che il ministro dell’economia ha annunciato ieri. Ma ormai è chiaro che nemmeno una richiesta formale da parte del governo convincerà il governatore a togliere l’incomodo. Anche la cena organizzata ad Arcore con Tremonti e Bossi da un premier incapace di prendere una posizione ufficiale, stretto tra il ricatto della Lega e gli impegni presi con Fazio nel famoso pranzo dello sciacchetrà, non servirà ad altro che, forse, a tranquillizzare Bossi, ma non risolverà il problema. La cena stessa è un segno dei tempi e della profonda crisi politica ed istituzionale che stiamo vivendo ormai da mesi. Decisioni che non vengono prese nelle sedi istituzionali competenti ma alle cene di Arcore, ministri che tacciono nelle riunioni del governo e poi parlano attraverso dichiarazioni pubbliche che contribuiscono solo ad alimentare la confusione non essendo accompagnate dai dovuti atti istituzionali, un primo ministro che dopo giorni di silenzio sull’argomento esprime il suo pensiero al battesimo della figlia di un suo calciatore. A questo punto solo un intervento autorevole e coraggioso della massima carica della Repubblica potrebbe dare una svolta conclusiva a questa farsa.
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Domenica 4 Settembre 2005

Una Banca, uno stile

Il nuovo Ad (provvisorio a sentir lui, con tutto il personale della Bpi che aspetta a braccia aperte il grande ritorno di Fiorani) sfoglia la margherita. Bpi vende, non vende, continua la scalata, Abn si, Abn no. Forse è questo lo stile di Fiorani di cui Olmo parla nella sua lunga intervista al Corriere della Sera ma l’ad non ci dice, visto che gli aumenti di capitale erano stati motivati con la necessità di ripatrimonializzare la banca ai fini dell’acquisizione di Antonveneta, che quei soldi delle ricapitalizzazioni verranno restituiti agli azionisti nel caso l’operazione, come appare sempre più probabile, non vada a buon fine. Anzi, comunque vada a finire, i soldi ce li terremo per far crescere la Banca Popolare Italiana, ci fa sapere l’ad. Non so se chi ha tirato fuori il denaro per pagare 9 quello che oggi vale 7 sia d’accordo, anzi, proprio non capisco come mai nessuno protesti e non intenti causa. Ma chissà forse i magistrati ci spiegheranno anche il mistero di questo aumento di capitale che ha visto i soci così entusiasti di alleggerire i propri portafogli.
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Sabato 3 Settembre 2005

La politica ingessata

Come anche noi nel nostro piccolo avevamo previsto (vedi precedente corsivo) la montagna ha partorito il topolino, o meglio quello che rimane comunque un emendamentino nonostante San Silvio, dopo aver parlato di miracolo, per rimanere in tema biblico, l’abbia presentato come le sacre tavole della legge con i suoi 10 comandamenti, tanti sono gli articoli dell’emendamentino che abbiamo anche il fondato dubbio, e vedrete se non siamo facili profeti, non sarà mai approvato neanche in questa versione così annacquata.
***
Abbiamo fatto la scelta, nel proporvi nella pagina delle Agenzie stampa i commenti sulla riforma di Bankitalia, di dare spazio solo ai giudizi degli economisti, perchè già sapevamo che non avrebbero trovato spazio nei notiziari delle televisioni dove invece sareste stati sommersi dalle inutili, ipocrite, strumentali e irritanti dichiarazioni politiche. Mi riferisco alle dichiarazioni ecumeniche di un presidente del consiglio incapace di prendere una decisione che è una o a quelle di un pavido Siniscalco che siamo curiosi ora di vedere con quale faccia si presenterà agli incontri con i suoi colleghi europei con Fazio ancora in sella. O a quelle di Tremonti il quale non perde occasione per affermare, con scarsi risultati, che Fazio è “inadatto” da almeno tre anni e per criticare gli “sciacalli” che ora ne chiedono la testa dopo essere rimasti in silenzio tre anni fa. Contento lui di togliersi questi sassolini…. Poi ci sono le dichiarazioni tattiche di An, Udc e Lega che fanno parlare i giornali di scontri nella maggioranza, ma che, siamo certi, non porteranno ad alcun risultato di rilievo: servono solo a guadagnare le posizioni nel futuro confronto elettorale all’interno della Casa delle Libertà. Di certo non stanno meglio a centro sinistra. Molti silenzi eccellenti, un Prodi che prima dice che finalmente il governo ha fatto una mezza riforma e poi si rimangia la parola affermando che quella mezza riforma è fatta di niente, un Rutelli che appare l’unico ben informato dei fatti. Insomma tanti vasi di terracotta e uno solo di ferro: il governatore che già pregusta altri sette anni di mandato.

Giovedì 1 Settembre 2005

La foresta pietrificata

Era stato chiamato così il nostro sistema creditizio qualche lustro fa. Poi qualcuno ci ha fatto credere che nel settore era entrata la concorrenza e il mercato. Non era vero niente e le vicende di questi mesi sono lì a dimostrarlo.

Come dice Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera in queste ore i nostri grandi banchieri premono in silenzio perché il caso Fazio si chiuda con la nomina di un nuovo Governatore: temono nuove regole, temono soprattutto che la responsabilità per la concorrenza tra le banche sia trasferita all’Antitrust. In questo mondo protetto vivono benissimo e sperano che chiunque succeda a Fazio non agiti troppo le acque. Per questo alla fine avremo un emendamentino alla legge sul risparmio. Sarà questa la Grande Riforma di San Silvio per la Banca d’Italia: mandato a termine di 8 anni per il governatore. Tutto qui.

Ci sono altre cose, più importanti da fare. La legge sulle intercettazioni per esempio. Bisogna fermare i magistrati che hanno portato scompiglio nella foresta pietrificata e prima che mettano il naso anche nella jungla della politica.

Mercoledì 31 Agosto 2005

Credibilità internazionale

Una gustosa barzelletta circola negli ambienti della finanza internazionale e, in qualche modo, la dice lunga della credibilità di cui oggi gode il nostro governatore a vita e l’Italia di riflesso. La versione italiana è tratta dal Corriere della Sera di oggi.

Si annuncia la creazione dell’ufficio di Governatore della Banca Centrale del Mondo. Si presenta per primo Alan Greenspan, presidente della Federal Reserve americana, che si accinge a lasciare dopo diciotto anni di successi. La domanda della commissione è «Quanto fa due più due?». Greenspan dice «Quattro» e lascia l’aula. Tocca dunque a Jean-Claude Trichet, governatore della Banca Centrale Europea. La domanda è la stessa: «Quanto fa due più due?». Trichet si ravvia il ciuffo e replica: «In media quattro, ma talvolta potremmo calcolare più o meno un 10% per non destabilizzare l’euro». Tocca infine ad Antonio Fazio, governatore della Banca d’Italia. La commissione, equanime, non muta: «Quanto fa due più due?». Fazio chiude la porta, si accerta che la finestra sia sbarrata e mormora «Signori. Troviamo un accordo. Quanto è utile che ci faccia due più due?»

Martedì 30 Agosto 2005

Premi principeschi

La notizia è che siano stati distribuiti premi fino a 60 mila euro nella busta paga dei funzionari dell’area finanziaria di Banca Popolare Italiana, l’area della popolare maggiormente esposta sul fronte giudiziario dell’inchiesta Antonveneta. Si parla di una cifra compresa tra i 300 e i 400 mila euro, divisi tra almeno 20 dipendenti del settore Mercati finanziari. Giustamente polemico il Sindacato aziendale per la mancanza di trasparenza su obbiettivi e criteri con i quali i premi vengono definiti. Non dovrebbe sorprendere però questa pioggia di euro se riflettiamo sul fatto che l’Area premiata così generosamente è quella che in questi ultimi mesi ha supportato tutto lo sforzo bellico della popolare nella scalata ad Antonveneta, prima mettendo in piedi il meccanismo dei finanziamenti ai “correntisti amici” e poi nelle campagne di approvvigionamento con l’emissione di bond, obbligazioni, e i vari aumenti di capitale più o meno fittizi (come sospetta la magistratura). Uno sforzo notevole dunque, prova della dedizione e fedeltà cieca al grande capo che va giustamente remunerata. E come tacere poi i pesanti disagi sopportati per i frequenti viaggi per raggiungere la procura di Milano e gli estenuanti interrogatori? Se i criteri non sono trasparenti la logica, comunque, lo è.

Lunedì 29 Agosto 2005

Chi spia i pm di Milano?

Credo che la domanda sia più che legittima dopo aver letto che il ministro leghista Roberto Calderoli in un’intervista a «La Stampa» di oggi annuncia sorprese per il prossimo Consiglio dei ministri del 2 settembre: «Potrà capitare – dice – che il ministro Castelli riferisca sulle intercettazioni e ci faccia capire se sono state fatte solo per motivi di giustizia o per altre ragioni. Le intercettazioni funzionano in un senso e poi magari anche in un altro. I fili possono portare da tante parti… Perfino in procura».
Cosa voglia dire con queste frasi sibilline il ministro, che ci ha ormai abituato alle sue singolari ed estemporanee esternazioni spesso non consone a un ministro della repubblica, non è dato sapere. Avevamo appreso dalle intercettazioni pubblicate ad inizio agosto che i “concertisti” potevano contare su una “gola profonda” alla Procura di Milano. Ma non vogliamo pensare che anche il Ministro di Grazia e Giustizia utilizzi tale informatore.
O forse Calderoli ritiene che il Ministro di Grazia e Giustizia possa predisporre in proprio intercettazioni telefoniche nei confronti delle Procure della Repubblica? Non mi risulta una tale facoltà. Oppure ingenuamente ci rivela che in questo governo vengono usati per motivi privati e interessi di partito apparati dello stato, servizi segreti e/o paralleli e/o deviati, per spiare altri apparati dello stato? Oppure si tratta solamente di un avvertimento in perfetto stile mafioso ai magistrati che stanno indagando sulla scalata ad Antonveneta per fermarli prima che scoprano qualcosa di ancora più grave di quanto non abbiano fin qui accertato? Siamo curiosi di conoscere gli sviluppi e credo che ancora più curiosi debbano essere forze politiche ed istituzioni perché siano chiarite all’opinione pubblica queste torbide e inquietanti dichiarazioni.