A volte ritornano

Venerdì 25 novembre 2005

Previdenza creativa

Con il geniale stratagemma del più creativo dei nostri Ministri, al quale era stata affidata la mediazione, si pone fine alla farsa del TFR nel modo più semplice possibile in cui l’unica decisione presa è stata quella di non decidere!
Una soluzione dalla quale ne esce sconfitta la riforma stessa ed i lavoratori, soprattutto quelli più giovani che vedevano nella previdenza complementare lo strumento utile per attenuare gli effetti negativi della riforma previdenziale.
Non dovremo meravigliarci se presto vedremo anche una legge sul risparmio con decorrenza 2010 e magari anche una legge per Bankitalia ma in vigore dal 2015.

Venerdì 25 novembre 2005

Ciampi e Fazio, due lingue diverse

Secondo Carlo Azeglio Ciampi la presenza di banche straniere in Italia non deve essere vista come un’invasione ma come un mutuo arricchimento. Esattamente il contrario di quanto pensa Antonio Fazio che, con la sua battaglia anti-Abn e anti-Bbva nelle scalate all’Antonveneta e alla Bnl, ha lasciato un cumulo di macerie a Via Nazionale. Nonostante questo clamoroso dissidio pubblico, Fazio è tornato ieri sulla scena pubblica per ricordare come la Banca d’Italia abbia superato i momenti di difficoltà nel rispetto delle istituzioni (?) mentre, nelle stesse ore, Marco Tronchetti Provera e Guglielmo Epifani sottolineavano come la permanenza di Fazio a palazzo Koch minasse la credibilità della banca centrale. Ogni altro commento è superfluo.

Domenica 13 novembre 2005

Acque minerali

Come evolverà il legame tra Antonveneta e Hopa di Emilio Gnutti? Dopo il grande freddo della battaglia che ha visto Gnutti affiancare Fiorani contro gli olandesi di Abn Amro, attualmente i rapporti restano congelati. Si viene a sapere in questi giorni che alla fine di luglio, pur senza dare enfasi al gesto, l’amministratore delegato di Antonveneta Piero Montani aveva rassegnato le dimissioni dal cda di Hopa. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti. L’offensiva di Gnutti e Bpi su Padova è stata fermata dalle inchieste giudiziarie e Abn Amro si appresta a conquistare il 100% della banca. La nuova Antonveneta continua ad avere Hopa tra le sue partecipazioni e, prima o poi, dovrà decidere se troncare ogni rapporto con Gnutti o se invece riallacciare i legami. Molto dipenderà dai destini della stessa Hopa. Che dipendono in gran parte dall’esito della partita Olimpia-Telecom e dalle sorti dell’operazione Unipol-Bnl. Intanto Gnutti, tra scissioni e cessioni di partecipazioni, sembra aver messo il cartello “vendesi” almeno sulle acque minerali, smentendo così curiosamente il motto della sua Sangemini: “perchè di crescere non si finisce mai”.

Venerdì 4 novembre 2005

Martirologio

“Senza pregiudicare il risultato degli accertamenti in corso in Italia – recita il testo del compromesso raggiunto ieri nella riunione della Bce tra i sostenitori e i detrattori di Fazio – al termine del dialogo informale (con Bankitalia, ndr), il consiglio dei governatori è giunto alla conclusione che le procedure seguite nelle recenti offerte transfrontaliere su banche italiane si sono fondate su una cornice legale nazionale che permette un grado di discrezionalità che potrebbe essere usato in modo non necessariamente in linea con i principi e gli obiettivi comunitari”.
Con questa pilatesca decisione la Bce è riuscita né ad assolvere né a condannare Fazio e a rimandare il giudizio dell’operato del governatore alla magistratura e alla Commissione europea. Forse il più felice di questa decisione sarà proprio lui, il governatore, che si potrà autoiscrivere al martirologio evocando il giudizio di Erode e del Sinedrio. Con il piccolo particolare che sicuramente lui non finirà sul golgota, tra Fiorani e Ricucci.

Giovedì 3 novembre 2005

A volte ritornano

Quello che l’altro giorno assicurava agli italiani che la ripresa economica è dietro l’angolo e la legge finanziaria Berlusconi-Tremonti è una meraviglia non è un sosia, o un imitatore. E’ proprio il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio.
Lo stesso “Tonino” che quest’estate riceveva “baci in fronte” da quel galantuomo di Gianpiero Fiorani e lo invitava a “passare dal retro” per non dare nell’occhio.
Lo stesso Gianpiero che la Procura di Milano accusa di aver accumulato tesori nascosti in mezzo mondo, in barba ai risparmiatori. Ora, spogliato da tutte le cariche prima che spogliasse definitivamente la Popolare Italiana, Fiorani passa il suo tempo negli uffici dei pm milanesi.
Fazio invece siede saldamente a Palazzo Koch, da dove annuncia che non si schioderà almeno per i prossimi cinque anni. Anche perché nessuno glielo chiede più.
Solo un mese fa se ne stava da separato in casa nello stesso hotel di Tremonti a New York. Ora si dice che i due abbiano fatto la pace, o almeno la tregua. Infatti Tremonti non lo attacca più e Fazio apprezza molto la sua finanziaria, già corretta tre volte prim’ancora di essere approvata. Un mese fa Berlusconi annunciava che “il governatore non ha più la fiducia del governo né la credibilità per restare al suo posto”. Ora ha riconquistato fiducia e credibilità non si sa bene come. O forse lo si sa fin troppo bene.
Il 5 ottobre 2004 Fiorani, d’accordo con Fazio, rileva e ingloba nel suo istituto lodigiano la Credieuronord: la banchetta della Lega nata nel gennaio 2001 e finita nel giro di tre anni sull’orlo del crac, con tanti saluti ai 3 mila ingenui risparmiatori padani che ci erano cascati. In più, secondo l’accusa, la banchetta è stata utilizzata per riciclare decine di miliardi provenienti da una distrazione di fondi dal Tribunale fallimentare.
Ora, ai vertici della banca colabrodo sedevano insigni esponenti leghisti, fra cui tre parlamentari: il tesoriere Maurizio Balocchi (incredibilmente sottosegretario e membro del Cda dell’istituto), Stefano Stefani e Giancarlo Giorgetti.
Rischiavano grosso: un processo penale per l’eventuale bancarotta e una multa miliardaria da Bankitalia per riciclaggio
Ma Sant’Antonio sistema tutte cose: risparmia loro la multa, e intanto Fiorani salva la banca.
Qualche anno prima, l’ottimo Gianpiero aveva fatto lo stesso con due banche molto vicine al Cavaliere: la Rasini, dove lavorava papà Luigi e dove la mafia (lo rivelò Sindona) riciclava i soldi sporchi; e l’Efibanca, la merchant della Bnl pesantemente inquinata dalla P2 che negli anni 80 prestò una barcata di miliardi a Berlusconi per dare l’assalto alle tv.
Ora la Rasini e l’Efibanca sono inglobate nella Popolare di Lodi, con i rispettivi archivi.
Quanto alla Bnl, sta per essere acquisita dall’Unipol che tanto sta a cuore a Fassino e D’Alema, con la benedizione dello stesso Fazio.
Davvero qualcuno trova strano che Sant’Antonio sia ancora lì?