L’oracolo immobiliare

“Il mercato immobiliare si sta stabilizzando e migliorerà ancora nei prossimi mesi” diceva solo pochi giorni fa Ben Bernanke. Come nel caso di altre sue previsioni gli ultimi dati reali si assumono l’incarico di smentirlo nuovamente.

A ottobre negli Stati Uniti i nuovi cantieri per l’edilizia abitativa hanno segnato un calo del 10,6%, con un consensus che prevedeva invece un incremento dell’1,7%, una vera debacle delle aspettative!

Sorpresi solo gli inguaribili ottimisti e chi crede in una ripresa immaginaria, con la disoccupazione in aumento e un mercato immobiliare sostenuto solo dagli incentivi governativi. Avanti, c’è posto!

Ipertitoli

Non credo che Taleb, quando prevede iperinflazione se i governi continueranno a stampare denaro, si riferisca all’oggi o all’immediato futuro. Mi sembra riduttivo sintetizzare la sua opinione, come ha fatto il Corriere della Sera, in un titolo che enfatizza un solo concetto, espresso tra l’altro in una battuta lapidaria, tralasciando i contenuti ben più ampi dell’intervista, nella quale sviluppa altri tre concetti fondamentali:

1) La crisi è soltanto all’inizio
2) Nulla è cambiato, nulla è stato fatto per evitare una nuova crisi
3) Non ci sarà ripresa con una disoccupazione crescente e quindi senza un aumento del livello dei consumi.

Modestamente avrei aggiunto che non sarà possibile una ripresa senza una soluzione della crisi immobiliare e del problema delle foreclosure ma non è possibile avere tutto da una semplice intervista.

Al momento quanto questa ripresa sia virtuale e fragile ce lo confermano gli ultimi dati che mostrano negli Stati Uniti bassa inflazione e un rallentamento della produzione. L’indice dei prezzi alla produzione dei beni al consumo è salita in ottobre dello 0,3% su base stagionale, mentre era attesa una crescita dello 0,6% e la produzione industriale nello scorso mese è cresciuta di un niente, lo 0,1%, mentre il consensus era di 0,3%, ben tre volte tanto.

Ora, credete di più alle previsioni di chi in passato non ne ha mai azzeccata una o a quelle di un Cigno Nero?

Taleb: la crisi è soltanto all’inizio

Nassim Nicholas Taleb intervistato dal Corriere della Sera

L’ economia europea che torna a crescere? Le Borse internazionali che da marzo a oggi hanno recuperato il 60%, in certi casi il 100%? A queste domande Nassim Nicholas Taleb risponde con una risata: «Altro che uscita dalla crisi – taglia corto -. In realtà la crisi è soltanto all’ inizio». E se gli si chiede come mai molti grandi banchieri d’ investimento usano la sua teoria del «cigno nero» per spiegare quanto è accaduto, allora lui raddoppia la risata: «Il cigno nero indica eventi assolutamente inimmaginabili e con conseguenze estreme – dice -. Qui, invece, tutto era più che prevedibile. È come se un autista di bus si mettesse una banda nera sugli occhi e continuasse a guidare senza poter vedere la strada. È ovvio che prima o poi provoca un incidente. Così hanno fatto i capi di banche d’ affari, di hedge fund, di private equity. Con governi, authority, organismi di controllo che hanno chiuso entrambi gli occhi».

Proprio «Il cigno nero» (in originale «The black swan: the impact of the highly improbable») è il titolo del suo libro più famoso, con oltre due milioni di copie vendute e traduzione in 31 lingue. Ma c’ è anche un altro testo, «Fooled by randomness», che gli ha dato grande fama. Fino al 2004 Taleb ha vissuto da protagonista nel mondo della finanza, compresi i prodotti derivati oggi sotto accusa, con ruoli di primo piano in Ubs, Crédit Suisse First Boston, Bankers Trust. Ora è docente all’ istituto politecnico della New York University e alla business school della Oxford University. Ed è uno degli studiosi più ascoltati dalla comunità economico-finanziaria internazionale. In questi giorni si trova a Milano, dove domani a Palazzo Visconti (ore 18) parlerà di «Come vivere in un mondo che non comprendiamo» in una conferenza organizzata dall’ Istituto Bruno Leoni. Non andrà invece al World Economic Forum di Davos, dove lo scorso gennaio era stato accolto come una rock star: «Ci sono stato solo una volta – dice – e non ho più voglia di sentire tutte quelle inutili chiacchiere».

Professor Taleb, il rally delle Borse in questi mesi è un indice di ritrovata fiducia o il sintomo di una nuova bolla?

«Si ricorda di Jerôme Kerviel, il trader di Société Générale che ha mandato in fumo in un solo colpo 5 miliardi di dollari? Quel giorno le Borse sono crollate di oltre il 10%. Meglio insomma non fare molto affidamento su quanto succede sui mercati azionari».

Dopo il crac di Lehman Brothers tutti hanno detto che niente sarebbe più stato come prima, che la finanza mondiale sarebbe cambiata. Vede segni di mutamento?

«Nessuno. I super-bonus, i rischi azzardati, i derivati: tutto come prima. Ma rispetto a un anno fa solo in America sei milioni di persone hanno perso il lavoro».

Le indicazioni del Financial Stability Board, così come i progetti per riformare il sistema finanziario e accrescere i poteri delle authority di controllo porteranno maggiore stabilità?

«Io non ci credo».

Cosa dovrebbero fare i governi e le banche centrali?

«Nell’ attuale situazione i governi non possono fare altro che continuare a stampare denaro. E la conseguenza sarà l’ iper-inflazione».

Un problema serio.

«Molto serio».

Finirà mai l’ era delle banche e delle aziende «too big to fail», troppo grandi perché i governi possano lasciarle fallire?

«Per riportare realismo nel sistema ci vorrebbero azioni estremamente aggressive per ridimensionare le grandi banche. Ma non vedo in giro niente di tutto questo».

Perché dice che la crisi è soltanto all’ inizio?

«Questa non è una recessione come le precedenti. Altri milioni di posti di lavoro svaniranno. La gente consumerà meno. Per misurare i costi della crisi dovremo calcolare l’ intero ammontare delle mancate spese da parte delle persone, in America come nel resto del mondo».

Insomma, non crede proprio a una ripresa dell’ economia?

«Per ora sono solo illusioni. Per poter parlare di ripresa andrebbe prima ripulito l’ intero sistema, innanzitutto attraverso la totale conversione dei debiti in capitale. La fine della crisi arriverà solo quando il rapporto fra debito e prodotto interno lordo tornerà quello degli anni ‘ 80, soprattutto negli Usa. E parlo di debiti delle persone come delle imprese. Ma in ogni caso, livelli di consumo come abbiamo visto in questi anni non sono affatto sostenibili».

Va rivisto anche il concetto di globalizzazione?

«Va innanzitutto ridimensionato. E trovo davvero bizzarro il fatto che i governi parlino di “free trade” e di “free banking” e poi corrano a salvare con denaro pubblico le grandi banche e aziende a rischio di fallire. Qualche giorno fa parlavo con l’ amministratore delegato di PepsiCo e lui mi diceva di quanto è necessaria la collaborazione fra il governo e la sua azienda. È una logica perversa. I governi devono semmai dialogare con le piccole imprese, non con le grandi. Quelle possono badare a se stesse, hanno più poteri degli stessi governi. E se devono fallire, che falliscano».

Fischi per fiaschi

Simpatico siparietto tra Paul Kedrosky e Barry Ritholtz.

Paul Kedrosky esprime in questo post il suo ricorrente disagio di fronte agli esercizi del tipo “stabiliamo il valore della cosa X espresso in termini di un bene Y” (provocatoriamente esclama “fissiamo allora il prezzo degli yo-yo in manguste!”). “Se supponessimo di fissare un prezzo di X in un bene Y, X sarebbe prezzato nel bene Y, ma questo non è poi di così grande utilità”, dice Kedrosky, fornendo un grafico che misura l’indice Dow Jones in oro a partire dal 1900.

Gli risponde a stretto giro di posta Barry Ritholtz con un grafico del prezzo dell’oro espresso in …oro. La cosa è terribilmente sospetta, dice fra sè e sè Kedrosky: ci deve essere qualcosa di oltraggioso in questo grafico, ma dove?

Donne che si dissociano

Ha avuto scarsa eco sulla stampa italiana il primo discorso di Angela Merkel nella veste di capo del nuovo governo davanti al parlamento tedesco. Si fa fatica a trovarne notizia anche nelle Agenzie stampa. Non sarà mica perchè la cancelliera è andata controcorrente rispetto ai fiumi di ottimismo dispensati negli ultimi tempi da economisti embedded e capi di governo?

La cancelliera tedesca ha infatti affermato che l’apice della crisi colpirà la locomotiva dell’Europa nel 2010 e che i problemi, soprattutto la disoccupazione, peggioreranno prima di migliorare, tanto che il governo tedesco si prepara a rimpinguare il fondo di salvataggio e a tagliare le tasse per sostenere la debolissima crescita economica.

Ci voleva una donna concreta e coraggiosa per dire come stanno realmente le cose, uscendo fuori dal coro di quelli che “è partita la ripresa” e “il peggio è alle spalle”. Come pure ci voleva una donna, Janet Yellen, Presidente della Fed di San Francisco e membro del board della Fed (FOMC) ad ammonire che il rischio più grande oggi non è l’inflazione ma la deflazione e sul perdurare di gravi rischi per l’economia, puntando il dito sulla domanda dei consumatori che non riparte e sul credit crunch che permane ancora.

Quando il peggio è alle spalle

Stephen Quinn, vice presidente esecutivo e direttore dell’ufficio marketing della catena di negozi Wal-Mart, sul New York Times:

“Ci sono famiglie che alla fine del mese non mangiano e ‘fanno letteralmente la coda a mezzanotte’ fuori i negozi di Wal-Mart, in attesa di comprare del cibo non appena lo stipendio o l’assegno di sussidio del governo passa sui loro conti.”

E pensare che c’è chi festeggia la ripresa, proprio chi la recessione non l’aveva nemmeno vista e fino ad oggi prevedeva che il tasso di disoccupazione arrivasse alle due cifre solo nel 2010! Purtoppo il destino dell’umanità, la Storia è maestra, è quello di andare sempre dietro ai suonatori di piffero.

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Letture consigliate
Occupazione, l’isola che non c’è
“Mentre gli ingegneri economici sussurrano mille ipotesi di una ripresa sostenuta da questo e quello, io vi ricordo che senza occupazione non vi sarà alcuna ripresa degna di questo nome.”

Le cattive notizie nei dati Ocse
I dati pubblicati dall’Ocse dipingono un’immagine apparentemente molto positiva dello stato dell’economia italiana a questo punto della crisi. Ma l’indicatore mostra i punti di svolta del ciclo stimati con riferimento all’output gap, cioè alla deviazione del livello dell’attività economica dal livello consistente con il pieno impiego. Dunque, può migliorare semplicemente perché è peggiorata la stima degli effetti della crisi sulla crescita di medio periodo. E per l’Italia la caduta del tasso di crescita potenziale nel 2010 è più ampia rispetto ad altri paesi.

Il superindice
“Secondo i lanci di agenzia l’Italia è il Paese che mostra l’incremento maggiore su base annua. «Ci sono forti segnali di ripresa, basta vedere i dati dell’Ocse», ha detto subito al balzo il Presidente del Consiglio. Tremonti non si è trattenuto ed ha aggiunto: «Il tempo è stato galantuomo, ora dobbiamo insistere». “Italia al top“, scrivono Corriere e Repubblica, che aggiungono: «la nostra economia è quella che va meglio» e anche «Noi nella media europea». Delle due l’una. E’ al top o nella media?”

La baggianata del sorpasso della Gran Bretagna
Non c’è bisogno di spiegazioni: è tutto nel titolo.
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Bonus cristiani

Leggo su Icebergfinanza:

… ho ascoltato in settimana un povero ragazzo, mi pare di Barclays, che raccontava al mondo intero che il profitto non è satanico e che il cristianesimo è compatibile con una giusta ricompensa. Sono d’accordo con la “santità del profitto”, ma sarei curioso di osservare dentro in quale cruna dell’ago, il buon ragazzo di Barclays, pensa di far passare i bonus miliardari del sistema finanziario mondiale, per raggiungere il regno di Dio.

Ebbene non si trattava di un povero ragazzo qualsiasi ma addirittura di John Varley, chief executive di Barclays, che ha parlato in una chiesa di Trafalgar Square in Londra e che sembra sia persino riuscito a far passare un cammello nella cruna di un ago, davanti ai fedeli raccolti in preghiera, per dimostrare che i suoi bonus sono in linea con i precetti Cristiani. Qui tutta la storia con la contromossa di Goldman Sachs che non ha detto nulla sul proprio satanismo ma ha fatto riecheggiare parole evangeliche a difesa del suo buon nome dal pulpito della cattedrale di St.Paul, sempre a Londra, attraverso un suo consulente finanziario.

G20 e banchieri, dubbio amletico

Come tradurreste “doom loop“, con “circolo vizioso” o “spirale di morte”?

Dal Telegraph: Bank of England dichiara che i banchieri stanno alimentando un ‘doom loop’ dell’economia.

On the eve of the G20 meeting of finance ministers in Scotland, Andy Haldane, the Bank’s executive director for financial stability warned that the relationship between the state and banks represents a “doom loop” which will keep inflicting crises on the public unless arrested.

The warning, which follows Governor Mervyn King’s call for investment banks to be split from their high street wings, is the most radical yet from the Bank, and comes amid growing concern that the G20 has abandoned any plans for far-reaching reforms.

Mr Haldane, who was a key part of a Bank unit which was among the first to warn, well ahead of the crisis, of a dangerous gap between what banks had in their balance sheets and what they were lending customers …

Alla vigilia della riunione del G20 dei ministri delle finanze, Andy Haldane, direttore esecutivo (per la stabilità finanziaria) della Banca d’Inghilterra, ha ammonito che il rapporto tra Stato e banche rappresenta un “doom loop”, che continuerà ad infliggere crisi alla gente a meno che non venga fermato.

L’avvertimento, che segue il richiamo del governatore Mervyn King per una separazione delle banche di investimento dalle altre attività, è il più radicale, ancora da parte della Banca, e viene nel mezzo della crescente preoccupazione che il G20 abbia abbandonato tutti i grandi progetti di riforme.

Mr Haldane, che è stato un elemento chiave della Banca quando fu tra i primi ad avvertire, ben prima della crisi, di un pericoloso gap tra ciò che le banche avevano nei loro bilanci e ciò che davano in prestito ai clienti …

Quel che certo è che, nonostante le buone intenzioni e i proclami, ben poco è stato fatto per riformare il sistema bancario, anzi, i governi e le banche centrali hanno alimentato i peggiori vizi del sistema attraverso fiumi di denaro a costo zero, finiti, la maggior parte, in quelle discariche di veleni tossici che sono diventate le borse mondiali, una bomba con il timer attivato ma di cui nessuno conosce l’ora fissata.

L’insostenibile leggerezza della ripresa

Il superindice dell’economia Ocse, rileva “forti segnali di crescita in Italia, Francia, Regno Unito e Cina”. Per quanto riguarda l’indice generale, l’aumento in settembre è stato di 1,3 punti a 100,6 punti e di 3,4 punti su base annuale. “Una ripresa e’ chiaramente visibile negli Stati Uniti, in Giappone e nelle altre economie Ocse e nelle principali economie non Ocse”. In Italia il miglioramento è stato pari a 1,3 punti su base mensile a quota 105,6 punti e a 10,8 punti su base annuale.

Ovviamente basta questo per far esultare il nostro premier secondo cui il peggio è alle spalle. Ma attenzione perchè nello stesso rapporto dell’OCSE è anche scritto che nonostante i segnali di espansione, nondimeno questi “dovrebbero essere interpretati con cautela perchè l’atteso miglioramento dell’attività economica, in relazione ai potenziali livelli a lungo termine, può essere in parte attribuito ad una diminuzione del livello potenziale a lungo termine stimato e non solo ad un miglioramento dell’attività economica in sè”.

Prima di lasciarsi andare all’euforia dovremmo sempre tenere presente che il superindice misura le attese di sviluppo economico a sei mesi e non l’economia reale che spesso si incarica di smentire attese e previsioni. Come accaduto oggi per i dati sulla disoccupazione negli Stati Uniti diffusi dal Bureau of Labour Statistics. Gli occupati non agricoli negli Stati Uniti erano attesi in calo di 175.000 unità, invece a ottobre sono stati persi 190.000 posti e la disoccupazione è salita al 10,2% dal 9,9% previsto.

Ironia della sorte, quanti euforici economisti, governatori e capi di governo continuano a spargere ottimismo a piene mani convinti che il peggio è passato non rendendosi conto che questa non è una recessione come le altre e che una crescita guidata solo dagli stimoli e dal ciclo delle scorte e non da una ripresa degli investimenti privati e dei consumi è destinata a sgonfiarsi miseramente nei prossimi mesi!

Update: Sull’argomento non perdetevi Mario Seminerio