Tra le vittime della Lehman anche i bancari italiani

Il crack della Lehman Brothers ha causato in Italia un calo dell’occupazione dello 0,3%-0,5%, pari a circa 1.800 posti di lavoro persi nelle banche in un anno di crisi economica, con un’accentuazione delle perdite a Milano e Roma. Questo il bilancio, tutto sommato meno negativo di altri, dell’andamento occupazionale in uno dei settori, quello del credito, che più si è trovato nell’occhio del ciclone, e dove lavorano attualmente circa 310.000 bancari. E’ Milano Finanza a scriverlo in un articolo che prende lo spunto da alcune dichiarazioni del direttore generale della Banca d’Italia, Fabrizio Saccomanni.

“La diminuzione del personale degli istituti di credito in Italia”, ha sottolineato Massimo Masi, segretario generale della Uilca Uil, “è il risultato del saldo annuale tra chi esce e chi entra. Il saldo non è poi così pesante rispetto a altri settori come l’industria, ma c’è da sottolineare un cambiamento in atto. Anche nelle banche aumentano i precari rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato, nel senso che i nuovi assunti vengono presi o con contratti a termine o con contratti di apprendistato”.

Una vera e propria “trasfusione” nel senso che vanno via le persone con esperienza, alti gradi e costi elevato mentre vengono assunti apprendistati a 1.000 euro al mese. Cioè cala poco l’occupazione, ma cala molto il costo dei lavoratori e calano gli stipendi. Per parlare degli effetti della crisi economica sul lavoro nelle banche, è stato convocato un tavolo per il prossimo venerdì 18 settembre tra Abi e le otto sigle sindacali dei lavoratori del credito.

Le categorie interessate alle perdite occupazionali riguardano i tre grandi gruppi come Intesa (nel corso del 2009 usciranno 2.500 persone e ne rientreranno solo 1.200), Unicredit (ne usciranno 2.250 e ne rientreranno solo 1.100) e Banca Popolare (ha un saldo di 374 esuberi). Ma le situazioni più gravi sono a Milano e a Roma.

A Milano, ha precisato Masi, perchè molte banche estere hanno chiuso gli sportelli che avevano in Italia e che si trovavano appunto per lo più a Milano e molte persone hanno perso il posto di lavoro. Tra queste banche ci sono Ubs, Bayerische, Citgroup, Commerzbank, Cisco, Macquaire, a cui dobbiamo sommare l’uscita da alcune banche italiane. Si arriva così a un totale di 1.500 esuberi.

Una situazione grave perchè le banche straniere chiudono le filiali e non c’è un riassorbimento. L’altra situazione grave è a Roma dove c’è Fonspa (banca 100% del gruppo Morgan Stanley) che ha 150 lavoratori che rischiano il posto di lavoro e l’Europrogetti Finanza con 161 lavoratori. Insomma, la crisi ha travolto tutti quanti, ma le reazioni sono state diverse e in diversi momenti.

“Ad esempio le piccole banche e le Bcc”, ha aggiunto Masi, “hanno continuato ad assumere, rendendo il saldo finale meno negativo”. Nonostante questi dati non siano così drammatici si teme per il 2010, perchè nel 2010 ci saranno i nuovi piani industriali di Intesa, Unicredit, Banca Popolare e forse altri. Per cui ci potrebbero essere ulteriori tagli al personale.

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