Il Re è nudo, ma nessuno osa dirlo

La Fed, era scontato, lascia le cose come stanno: tassi prossimi allo zero per garantire liquidità e una nuova immissione di 300 miliardi di dollari di denaro fresco di stampa, segno che i germogli verdi non sono poi così verdi, e con una pietosa bugia chiama tutto ciò “stabilizzazione”, ad uso e consumo di banchieri, media allineati e politici ignoranti (non sono una prerogativa solo italiana).

Così gira il mondo: banche sottocapitalizzate, crediti deteriorati, perdite camuffate, migliaia di miliardi di dollari spesi per salvare solo le grandi banche mentre poco o niente è stato fatto per aiutare le vere vittime della tempesta perfetta, mutuatari, imprese, lavoratori. Quanto effimeri siano i segnali di ripresa e legati a fattori stagionali – come il ciclo delle scorte di magazzino – sono lì a dimostrarlo i fallimenti in serie, il calo dei commerci internazionali e dei consumi, il continuo aumento, anche se rallentato, dei disoccupati.

Quale persona in buona fede o sana di mente parlerebbe in questa situazione di ripresa? E invece siamo qui, come per tutto il corso di questi due ultimi anni a sentirci raccontare ancora una volta la favoletta che il peggio è passato, che c’è una stabilizzazione, segnali di ripresa, che stà ritornando la fiducia degli investitori. Già la borsa, la nuova bolla finanziaria, l’ultima tenda ad ossigeno allestita per far respirare il morto.

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vignetta tratta da Jesse’s Café Américain

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