La quiete prima della tempesta

Forse sarà vero che “repetita iuvant”, ma aiutano chi? Forse il lettore? Non certo me che ormai sono da settimane a ripetere le stesse cose a una media di appena poco più di cento visitatori giornalieri. Media che negli ultimi tempi sicuramente si sarà abbassata per questa mia quasi volontaria assenza. In rete ci si disaffeziona facilmente e facilmente ci si dimentica dei compagni occasionali di viaggio. E allora ogni volta bisogna ricominciare da capo. Io spero almeno di ricominciare da tre. Anzi da 68, come i 68 miliardi di dollari di aiuti governativi che alcune delle maggiori banche americane sarebbero pronte a restituire dopo averne prelevati 700 dalle tasche dei contribuenti.

C’è calma piatta, la quiete prima della tempesta, da settimane. Banche centrali, governi, istituzioni finanziarie, economisti e commentatori allineati, quelli che Sarli chiama embedded, sono quotidianamente impegnati a diffondere bugie, dati falsati, notizie manipolate, per rianimare un sistema moribondo, anzi già morto, e continuare a fare quello che facevano prima come se nulla fosse mai successo. Spariti i titoli tossici, i vari PPIP, le nuove regole, gli stress test, si torna a usare la leva finanziaria a gogò e si rimettono al lavoro gli scienziati pazzi nei laboratori finanziari.

Vogliono convincerci che tutto va bene madama la marchesa, che bisogna tornare a spendere, consumare, investire in borsa. Andatelo a raccontare ai disoccupati, a chi è in cassa integrazione, ai precari licenziati, a chi non ce la fa più a pagare il mutuo della casa e le bollette. Persino il ministro Brunetta vuole convincerci che la povertà sta scomparendo. Anche la fame e le disuguaglianze sociali diventano come la temperatura, c’è quella reale e quella percepita. Forse il nostro governo ha trovato un sistema più moderno ed equo per contare i polli di Trilussa?

Grazie alla Fed e alle banche centrali, c’è una bolla di liquidità in giro, e chi ce l’ha in mano ha ricominciato a giocare con il petrolio e le materie prime. Altro che ripresa! Voi sapete che ogni cosa è pura finzione. Eppur si muove, direbbe qualcuno di una borsa che in realtà non è mai ripartita. Perchè, a volte un solo analista, qualche titolo, degli ignari investitori, salvarono le rovine di un listino.

One Reply to “La quiete prima della tempesta”

  1. "Forse sarà vero che "repetita iuvant", ma aiutano chi? Forse il lettore? Non certo me che ormai sono da settimane a ripetere le stesse cose a una media di appena poco più di cento visitatori giornalieri".Il grido di dolore c'è e ci sta tutto. Ma caro Perestroika, deve tenere conto che:1) Come scriveva tempo fa Piero Ricca (citando per altro due saggi della ricercatrice Vittoria Gallina, non andando a sentimento): "Soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea". Tradotto: l'80% è semianalfabeta e non è in grado di comprendere un testo "complesso". Figuriamoci grafici e numeri.Fonte: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=56552) Secondo l'Eurisko: solo un italiano su tre naviga per diletto. Gli altri preferiscono tivù (70 e passa per cento) e giornali (un misero 20%, che fa il paio con il 20% dei non analfabeti di cui sopra)Fonte: http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/cronaca/eurisko-attitudini/eurisko-attitudini/eurisko-attitudini.html?ref=search3) Anche se questi numeri fossero sballati, resta il fatto che gli italiani hanno dimostrato – più e più volte – di non sapersene che fare delle informazioni. Votando – negli ultimimi quindici anni – la stessa classe dirigente corrotta (e che è corrotta non lo dico io, ma il fatto che abbiamo diversi condannati in via definitiva che siedono in Parlamento). E scegliendo di non scegliere – direttamente – quando potevano farlo (tradotto: hanno mandato in bianco tutti gli ultimi referendum; compreso quello secondo me chiave sulla fecondazione assistita). Non aggiungo nulla – per brevità e carità di patria – sul modo ingenuo in cui hanno sistematicamente affidato i loro risparmi alle banche. Ma – credo – ci siamo capiti (Parmalat docet).4) I suoi sono post raffinati (anche dal punto di vista del linguaggio che non è certo urlato, come va di "moda" adesso). E questo restringe ancora il campo.E tuttavia. Lei ci serve. A me e a tutti quelli come me che hanno bisogno di un faro nelle burrasche della finanza. Per gli spunti. E per la possibilità di chiedere lumi. Quanti altri "banchieri pentiti" ci sono al mondo?Uno dei suoi cento lettori.

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