La Fed pronta a lanciare nuove testate nucleari

Il tunnel della Fed si allunga ma in fondo si continua a vedere la luce. Potrebbe essere riassunta con questa immagine la discussione svolta a fine aprile nella Commissione che vede riunire periodicamente i direttori della Fed e il cui contenuto è stato divulgato ieri e accolto con scarso entusiasmo (si fa per dire) dal mercato che oggi sembra essersi all’improvviso accorto che la tempesta non è passata.

Per la consueta panoramica sui dati macroeconomici vi rimando all’esauriente articolo di Repubblica che però sorvola sulla cosa più importante detta dalla Fed e liquidata con un generico “i governatori hanno discusso della possibilità di varare nuovi acquisti di asset e titoli del Tesoro”. Infatti il verbale della riunione ci dice che

Members also agreed that it would be appropriate to continue making purchases in accordance with the amounts that had previously been announced—that is, up to $1.25 trillion of agency MBS and up to $200 billion of agency debt by the end of this year, and up to $300 billion of Treasury securities by autumn. Some members noted that a further increase in the total amount of purchases might well be warranted at some point to spur a more rapid pace of recovery; all members concurred with waiting to see how the economy and financial conditions respond to the policy actions already in train before deciding whether to adjust the size or timing of asset purchases. The Committee reaffirmed the need to monitor carefully the size and composition of the Federal Reserve’s balance sheet in light of economic and financial developments.

Per sostenere l’economia, che contradditoriamente viene vista in ripresa, si prevede un altro fiume di dollari che andrebbero ad aggiungersi a quelli già previsti (1.250 miliardi per l’acquisto di Mortgage Backed Securites garantiti dal governo, 200 miliardi di titoli di debito emessi dalle agenzie governative e altri 300 miliardi in titoli emessi dal Tesoro). Non viene quantificata questa ulteriore iniezione di liquidità ma traspare la preoccupazione per la dimensione e la composizione del bilancio.

Visti i numeri e le considerazioni stesse dalla Fed tanto ottimismo appare fuori luogo anche perchè, altro punto sul quale Repubblica non ha niente da obbiettare, la Fed costruisce le sue proiezioni su un dato poco attendibile: il picco della disoccupazione è data al 10% a fine 2009 o inizio 2010 quando a Gennaio la stessa Fed individuava il picco nel 2009 tra l’ 8,5% e l’ 8,8% e invece in Aprile siamo già arrivati all’ 8,9%!

Chi paga i bonus? I defunti

Le banche statunitensi stanno utilizzando una tecnica non molto conosciuta per finanziare il pagamento di bonus, liquidazioni e pensioni ai propri dirigenti: attraverso l’utilizzo di polizze di assicurazione vita stipulate per centinaia di migliaia di lavoratori, con se stesse come beneficiarie.

Le banche hanno iniziato con gran parte di queste assicurazioni sulla vita durante la bolla dei subprime, quando è sorto il problema dei compensi e delle liquidazioni dei loro manager, e le stesse autorità regolatrici del settore hanno spinto per l’uso delle assicurazioni sulla vita come un modo per finanziare compensi e benefits per i manager.

Le polizze assicurative sono essenzialmente come dei fondi pensione privati: le Aziende versano il denaro nei contratti, che sono come grandi, non deducibili, piani di pensionamento, e investono i versamenti su prodotti non tassabili. Nel corso del tempo, i datori di lavoro incassano le polizze esentasse quando i dipendenti, gli ex dipendenti e i pensionati muoiono.

Qualcuno ora dirà che certe cose possono succedere solo negli Stati Uniti, ma la filosofia di fondo è la stessa ad ogni latitudine. Il lavoratore, vivo o morto, è come il maiale: non si butta mai niente.

Fonte: Wall Street Journal

Bollicine e pifferai magici

Il rimbalzo che ha fatto recuperare alle borse in questo primo scorcio del 2009 quasi il 50% di quello che avevano perso in poco meno di un anno sta assumendo sempre più i connotati di una gigantesca bolla speculativa. Vediamo ogni giorno che i dati macroeconomici e le prospettive dell’economia non forniscono giustificazioni a questa crescita drogata che risponde a ben altre logiche finanziarie e politiche. Le parole d’ordine sono “ottimismo” a tutti i costi e gonfiare con tutti i mezzi le borse.

Solo le banche statunitensi, secondo il Wall Street Journal, hanno bisogno di raccogliere, tra emissioni di nuove azioni e obbligazioni, svariate decine di miliardi di dollari entro dicembre per fare fronte ai 600 miliardi di perdite previste nel 2010 per le 19 banche sottoposte a stress test e bisogna riconquistare la fiducia di quei gonzi degli investitori.

Ogni giorno viene fabbricata una motivazione che fa a pugni con la logica e con l’intelligenza. Lunedì, ad esempio, l’ennesimo rush di Wall Street che ha trascinato dietro tutto il plotone delle borse mondiali è stato spiegato dagli analisti con delle presunte buone notizie provenienti dal settore immobiliare e che Marco Sarli riassume lucidamente mettendo in evidenza l’insensatezza di tanto ottimismo interessato.

Ho fatto una certa fatica a comprendere il buono che c’era nelle notizie che tanto hanno ispirato gli operatori, ma credo che il fatto che importanti catene composte da negozi legati ai piccoli lavori che ognuno di noi può, se ne ha la voglia, fare a casa propria abbiano segnalato, nel primo trimestre, profitti inferiori di “solo” il 22 per cento rispetto a quelli relativi allo stesso periodo dell’anno precedente sia stato visto come un segnale di ripresa del settore immobiliare ed edilizio, quello che da poco meno di due anni segnala una situazione terrificante, un collegamento che è sembrato rafforzarsi con il picco toccato dalle aspettative dei costruttori, o almeno di quelli che non sono ancora falliti!

Ieri invece sono arrivati i dati riguardanti le nuove costruzioni che si aggiungono alla notizia delle 342 mila famiglie che hanno ricevuto una notifica di pignoramento del loro immobile in aprile e ai quali dovremmo guardare con attenzione e preoccupazione perchè la crisi non sarà superata finchè non verranno risolte le cause che l’hanno determinata, e quella immobiliare è la madre di tutte le cause.

Nel mese di Aprile, inaspettatamente, inaspettatamente per gli inguaribili o interessati ottimisti, la costruzione di nuove case è crollata, ci dice il Wall Street Journal, portata giù da un grande declino delle richieste di permesso per nuovi appartamenti, appena “bilanciato” (?) da una modesta ripartenza della costruzione di abitazioni monofamiliari. La costruzione di case monofamiliari è salita del 2,8% in Aprile rispetto a Marzo, mentre quella di case con almeno due o tre appartamenti è scesa del 46,1% e all’interno di questa categoria i progetti di immobili con 5 o più appartamenti sono diminuiti del 42,2%.

Total housing starts dropped 12.8% to a seasonally adjusted 458,000 annual rate compared to the prior month, the Commerce Department said Tuesday. Starts fell 8.5% in April to 525,000; originally, Commerce reported April starts down 10.8% to 510,000. Wall Street expected an increase in April construction.

E’ invece di questa mattina la comunicazione dell’Istat che gli ordinativi dell’industria italiana a marzo hanno registrato un calo del 26% rispetto a marzo 2008 e del 2,7% rispetto a febbraio 2009. Sì il diluvio è passato, l’apocalisse è finita, l’Italia ne uscirà meglio degli altri Paesi, divertiamoci con Mills e una notte.

Notizie e dati come questi dovrebbero gelare le borse e invece qualcuno continua a suonare il suo piffero magico cercando di attirare in un mercato esangue le vittime predestinate di una trappola mortale. Insinuanti melodie e bagliori incantati provengono dal tunnel. In arrivo, a fari spenti, il treno merci di mezzanotte.

Mutamenti geopolitici

E’ uscito il 35° rapporto del GEAB “Crisi sistemica globale: il mondo esce da una cornice di riferimento vecchia di sessant’anni”.

Qui la traduzione di “Informazione Scorretta” del comunicato stampa del GEAB

Qui l’originale

Sotto due grafici (cliccarci sopra per ingrandirli) dal Financial Times che rappresentano le classifiche delle prime 20 istituzioni finanziarie del mondo, nel 1999 la prima e nel 2009 la seconda. Il mondo non gira più intorno agli Usa.

Il postino Giulio bussa sempre due volte

Questa l’aveva già detta, ma evidentemente “repetita juvant”, avrà pensato il nostro ministro delle finanze: «Con la discesa in campo dei governi e della politica il rischio dell’apocalisse finanziaria globale non c’è più. La crisi continua, ma come tutte le crisi avrà un termine e molti indicatori lo anticipano».

Sono scesi in campo ma nessuno se n’è accorto. Avranno giocato a porte chiuse?

Poi continua con i pannicelli e l’acqua calda: «A fine anno, forse, anche i numeri del prodotto interno lordo saranno migliori di quelli di oggi»

Certo è difficile immaginare che possano essere peggiori anche di quelli dei prossimi mesi. Una volta che il paese sarà stato raso al suolo anche la costruzione di una baracca sarà segno della ripresa immobiliare.

Comunque sapete quali sono gli indicatori “positivi”? L’arresto della riduzione del traffico postale e di quello in autostrada, insieme al rallentamento della caduta dell’Iva. Certo, ammette il ministro, sono solo «una serie di indicatori, se volete aneddotici, empirici, psicologici» ma «il mancato maleficio, a volte, nella psicologia conta più del beneficio».

Per sua fortuna, a quanto pare, gli italiani hanno l’anello al naso. Intervista sul Corriere della Sera, della serie “L’Italia ne uscirà meglio degli altri paesi“.

Le lucciole in fondo al tunnel

La pattuglia degli inguaribili ottimisti è diventata ormai un esercito. Capi di governo e banchieri centrali, economisti e media allineati e ubbidienti alla parola d’ordine che da qualche mese imperversa, hanno fatto proseliti e dopo le luci in fondo al tunnel, ora vedono, con l’arrivo dell’estate, anche le lucciole della ripartenza, in Agosto per la precisione.

Stabilita la data, gli economisti consultati dal Wall Street Journal, la maggior parte dei quali non aveva previsto o addirittura non si era nemmeno accorta della crisi neanche dopo che era arrivata, si dividono ora sui tempi della piena ripresa, sui tempi, per interderci, necessari per ritornare alla situazione ante-recessione: c’è chi dice due-tre anni, chi quattro-cinque, chi anche più anni. Godetevi le tabelle! (Fate un refresh della nuova finestra se non visualizzate la pagina)

Ormai l’establishment, nonostante i fatti e i dati sempre più negativi della produzione, dei commerci e delle esportazioni, dei consumi, della disoccupazione, della contrazione del credito, del costante calo dei prezzi, del valore delle case e l’aumento esponenziale delle insolvenze e delle foreclosure, sembra vivere nel mondo virtuale rappresentato dalle borse drogate, chiuso nell’ennesima bolla frutto dell’illusione che il peggio sia passato.

“Non separatevi dalle vostre illusioni: quando esse sono scomparse potete continuare ad esistere, ma avrete cessato di vivere.” Così veniva citato Mark Twain proprio dal Wall Street Journal nella fatidica data dell’ 11 settembre del 1929. Ma se è vero che l’uomo non può vivere senza sogni, a volte questi, a causa di una cattiva digestione, si possono trasformare anche nel peggiore degli incubi. Perciò a coloro che non vogliono scambiare lucciole per lanterne ricordo quello che accadde durante la grande depressione, nel 1930, dopo il grande crollo del ’29, con le parole di John K. Galbraith:

Nel gennaio, febbraio e marzo del 1930 il mercato azionario mostrò una sostanziale ripresa. Poi in aprile perse lo slancio e in giugno si verificò un’altra estesa flessione. Dopo di che, salvo qualche eccezione, il mercato scese una settimana dopo l’altra, un mese dopo l’altro fino a tutto il giugno del 1932. Le posizioni su cui finalmente si fermò fecero sembrare memorabili per contrasto i peggiori livelli toccati durante il tracollo. Il 13 novembre 1929, si ricorderà, l’indice “New York Times” aveva chiuso a 224. L’ 8 luglio 1932 esso segnò 58.

E’ vero, non siamo alla Grande Depressione, ma siamo di fronte a una crisi che, in quanto globale, può trasformarsi persino in qualche cosa di peggio rispetto a quella. Se non bastano i dati e gli avvertimenti dei pochi economisti che da anni si affannano inutilmente a lanciare l’allarme sul buco nero che ci sta risucchiando, basterebbe la semplice constatazione che non una sola delle cause che hanno determinato le prime ondate di questo tsunami sono state rimosse, per comprendere quello che è logicamente possibile aspettarsi nei prossimi mesi.

I segnali che provengono da Londra sono chiari. Altrimenti per quale motivo la Bank of England proprio in questo momento inietterebbe nell’esangue sistema bancario britannico altri quasi 60 miliardi di euro? E’ in arrivo quella che molti definiscono la terza ondata della tempesta perfetta che questa volta si abbatterà sull’Europa portandosi via tutte le chiacchiere dei governi del vecchio continente, incapaci finora di prendere provvedimenti concreti e comuni per fronteggiare la crisi.

Solo nei bilanci delle banche tedesche ci sarebbero nascosti 1.100 miliardi di dollari di titoli tossici, quanti in Francia, Italia, Spagna e nel resto d’Europa? In qualche maniera negli Stati Uniti stanno tentando di metterci qualche rattoppo. Qui nel vecchio continente solo chiacchiere, la testa sotto la sabbia come gli struzzi, nella speranza che le cose si risolvano da sole. In attesa che scoppi la nostra bolla, la madre di tutte le bolle, la bolla che è peggiore di quella dei mutui subrime: l’insolvenza dei Paesi dell’Est. Lettonia ed Ungheria sono ormai mature. Chi vivrà, vedrà.

Per fortuna che c’è “papi”

Il prodotto interno lordo dell’Italia è calato nei primi tre mesi dell’anno del 5,9% rispetto allo stesso trimestre del 2008. Dati tanto negativi non si registravano dal 1980, cioè dall’inizio della serie storica. Peraltro, quattro trimestri consecutivi di calo non si vedevano dal 1992-1993, quando i cali furono sei, ma di minori entità. Sulla base degli attuali dati, è del 4,6% il calo della crescita già acquisito per il 2009.

Per fortuna i sondaggi di Berlusconi dicono che ci sono “segnali positivi”. “Tutti i contatti con le aziende ci dicono che c’è un miglioramento della situazione”, afferma il nostro premier.

Della serie “L’Italia ne uscirà meglio degli altri paesi“.

La danza dei sette veli

Come conferma il Financial Times, il segreto bancario è vivo e vegeto nell’Unione Europea. Infatti mentre molti paesi europei rafforzano, soprattutto a livello mediatico, la loro campagna contro i paradisi fiscali invocando maggior trasparenza e chiedendo che i paesi canaglia squarcino i veli dei loro preziosi segreti bancari, a casa loro invece sembra non ci sia nessuna fretta di togliere il velo sugli stress test del proprio sistema bancario.

Il Fondo Monetario Internazionale proprio questa settimana ha esortato i governi europei ad introdurre regolari stress test degli istituti finanziari secondo le linee adottate negli Stati Uniti. Sarebbe necessaria una buona “pulizia di primavera”, ha aggiunto il Fondo, al fine di garantire che le banche europee siano adeguatamente capitalizzate.

Tuttavia, da una parte, le banche europee sostengono che lo stile americano degli stress test difficilmente si può applicare alle proprie strutture, perché le condizioni economiche e le norme contabili sono diverse, e, dall’altra, funzionari dell’Unione Europea insistono anche sul fatto che diversi stress test sono stati già effettuati sotto la responsabilità delle singole autorità regolatrici nazionali e non vi è alcuna necessità di renderli pubblici.

Ora sembra che i ministri finanziari dell’ Unione Europea siano disponibili a rivelarci qualcosa, pensate un pò, una media complessiva dello stato di salute del sistema bancario europeo. La cosa, va da sè, fa sorgere dubbi e sospetti più che legittimi e, in un quadro dove tutte le banche diventano grigie, non aiuta certo a recuperare la fiducia del mercato.

La domanda a questo punto può apparire ingenua, ma se non c’è alcun dubbio, per dirla come il Financial Times, che le autorità di regolamentazione europee nei vari Stati membri abbiano fatto un ottimo lavoro, perchè allora nessuno deve conoscerlo? Cosa bisogna nascondere al mercato sotto i consueti e sconvenienti sette veli?