Desperados

Per la prima volta dal dicembre 2007, segno positivo per le immatricolazioni di auto in Italia, che a marzo hanno fatto registrare un +0,24% annuo (214.218 auto). L’inversione di tendenza è diretta conseguenza dagli incentivi alla rottamazione messi in campo dall’esecutivo per rilanciare il comparto (e del fatto che il marzo 2009 ha due giorni lavorativi in più rispetto allo stesso mese 2008). Nei primi tre mesi del 2009 il saldo è negativo del 19,13% rispetto al 2008.

Esultano la sparuta pattuglia degli inguaribili ottimisti ed il governo. Sì, il paziente si è aggravato ma ha socchiuso un occhio!

False speranze

Anche se a volte non sembra, non faccio parte del partito dei catastrofisti e dei pessimisti, anzi sono un ottimista per natura. Ma so anche che con il solo ottimismo non si va da nessuna parte e che in economia le cose non vanno meglio se ci sforziamo con mille appigli di piegarle ai nostri desideri.

Così oggi, come ieri e come anche qualche mese fa, c’è sempre qualcuno che vede segnali di ripresa in alcuni dati non così negativi come si attendevano gli analisti. Normalmente sono quegli operatori economici, a vario titolo, che non hanno capito che questa crisi non è una crisi come le altre ma è una crisi di sistema e che non bastano le solite ricette per superarla.

Nè le banche centrali, nè i governi, pur avendo immesso nel sistema migliaia di miliardi hanno aggredito al cuore il problema. Si sono limitati a iniettare nel paziente dosi massicce di droga che abbassa la febbre ma non guarisce e non cura le cause della orribile malattia. Le condizioni che hanno determinato la tempesta perfetta sono ancora lì, intatte.

Un sistema costruito su una crescita finanziaria sempre più globale, fondata sulla moltiplicazione infinita del debito e su consumi senza limiti da una parte e dall’altra un progressivo impoverimento della maggioranza della popolazione che per consumare aveva sempre più bisogno di fare mutui, prestiti e nuovi debiti. I ricchi sempre più ricchi e il resto dell’umanità o a vivere al di sopra delle proprie possibilità o a produrre nei paesi emergenti e del terzo mondo sottocosto e morendo di fame. Una bolla di sfruttamento e schiavitù prima che di subprime e di prodotti più o meno strutturati.

Questo sistema non poteva durare, è esploso ed è fallito. La caduta è lenta ma inesorabile, fatta di discese e rimbalzi. Ci sarà un fondo ma non una fine a breve termine. Nel futuro vedo più di ogni altra ipotesi un lento declino a forma di L, come teme Roubini, il Giappone della decade perduta. Non escludo che, seguendo i suoi cicli produttivi – la stagionalità, lo svuotamento e la ricostituzione delle scorte di magazzino – l’economia possa dare segnali di ripresa in questo grigio inizio di primavera.

Questo non significa, come ci dice anche il Nobel per l’economia Paul Krugman, che il peggio sia passato. Guardate il grafico della Grande Depressione: ci fu una pausa nella discesa della produzione industriale nei primi mesi del 1931 e molti tirarono un sospiro di sollievo. Si sbagliavano. E oggi come allora non ci sono dati macroeconomici fondamentali che possano farci sperare in un duraturo cambio di direzione, nè per quest’anno nè per il prossimo.