Il Cavaliere Nero

Diceva qualche tempo fa il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, che nel corso del 2009, per la crisi finanziaria e la incerta situazione, è difficile si creino le condizioni per ulteriori fusioni e che operazioni del genere, come anche di accentramento, riprenderanno probabilmente nel corso del 2010.

Osservazione che, a quanto pare, è riferita solo all’Italia, visto che nel resto d’Europa, in particolare Germania, Francia e Gran Bretagna quei governi stanno spingendo per più grandi aggregazioni bancarie. Tra RBS e Barclays in Inghilterra, Socgen e Credit Agricole in Francia, la galassia delle Landesbanken e delle Sparkassen in Germania.

In Italia il nostro sistema è tutt’altro che solido al contrario di quanto afferma il ministro Tremonti. I nostri maggiori gruppi bancari in pochi mesi hanno perso l’80% del loro valore e oggi sono a rischio bancarotta.

Il ministro del Tesoro, al di là della favoletta che le nostre banche sono meno esposte alla spazzatura tossica che ha provocato la crisi finanziaria, sa benissimo che il crollo delle quotazioni di una banca non è come quello che potrebbe colpire un titolo alimentare, manifatturiero, tessile o della plastica, di industrie che comunque continuano a lavorare nonostante le quotazioni di Borsa.

Per una banca finire sotto una certa soglia significa che il valore dei suoi asset diminuisce mentre le passività restano, cosa che la rende teoricamente insolvente ai prezzi di mercato e provoca il panico tra risparmiatori e investitori. Soprattutto Unicredit e Monte Paschi Siena che veleggiano ineluttabilmente verso quotazione zero sono tecnicamente in questa situazione.

Per Monte Paschi Siena non sarebbero nemmeno sufficienti 3 miliardi in prestito dal Tesoro se nei prossimi mesi continua lo scivolamento delle borse al trend attuale. Nè si vede all’orizzonte un Cavaliere bianco che arrivi in suo soccorso, salvo che non sia la cavalleria della nazionalizzazione a far sloggiare il Cavaliere Nero asserragliato nella Rocca.

Rimetti a noi i nostri debiti

Indovinate quale titolo bancario sta colando a picco in borsa, viaggiando verso la fatidica quota 1 euro. In questo momento il titolo ha raggiunto il suo minimo storico a 1,11 euro. Per capitalizzazione il MPS, si avete indovinato di quale banca parlavo, oggi vale poco meno di 6,1 miliardi di euro.

E nemmeno 9 mesi fa aveva comprato una banca da mille sportelli ed in rosso, spendendo l’incredibile cifra di 9 miliardi. Pensate, oggi, chi avesse i soldi e volesse correre il rischio di fare shopping potrebbe comprarsi un gigante come Citigroup che in borsa vale poco più di 15 miliardi di dollari, ma conta su più di 200 milioni di clienti e 12.000 sportelli sparsi in 107 paesi del mondo.

Ma non è finita qui, perche volente o nolente il MPS sarà costretto a chiedere almeno 3miliardi in prestito a Tremonti per rientrare nei parametri di patrimonializzazione. Quei soldi costeranno interessi altissimi e andranno restituiti. Qualcuno ha idea di come, se ancora non si vede nessuno spiraglio di uscita dalla crisi finanziaria?

Non rimane che aggrapparsi all’ ironico suggerimento di Niall Ferguson, sul Financial Times, di ricorrere ad un Giubileo che, nella sua accezione biblica, prevedeva, ogni 50 anni, una generale cancellazione dei debiti, soluzione che potrebbe essere applicata con successo anche alla tempesta perfetta e al problema del debito pubblico, se tutti fossero inverosimilmente d’accordo.

Mamma, li sceicchi!

Dopo le americane Citigroup – tecnicamente fallita – e Bank of America è la volta di Royal Bank of Scotland, già nazionalizzata da Gordon Brown, ad annunciare consistenti perdite nel quarto e ultimo trimestre del 2008, ben 11,8 miliardi di dollari per la precisione, aggiungendo che “permangono significative incognite” sulle proprie attività. E’ prevedibile dunque un ulteriore intervento statale mentre il pacchetto di azioni privilegiate già in mano del governo di Sua Maestà verrà trasformato in azioni ordinarie.

Non sembra passarsela molto meglio Barclays che Venerdì scorso ha perso in una sola seduta di borsa il 25% del suo valore. A questo punto c’è da tirare un sospiro di sollievo se è ancora possibile addebitare questi disastrosi sviluppi alla crisi finanziaria e non alla poco conosciuta “maledizione della BNA”, risollevando l’animo degli ormai ultimi superstiti dello scomparso istituto di via Salaria che non vogliono ancora arrendersi alla superstizione e alle fattucchiere.

Per chi non lo sapesse, mal gliene incolse a tutti coloro che abbiano avuto a che fare, a qualche titolo, con la ex Banca Nazionale dell’Agricoltura. A cominciare dal Banco di Roma, per passare a Banca Antonveneta che l’ha assorbita e poi, per interposta entità, a Fazio, Fiorani, furbetti vari del quartierino ed infine ad olandesi, belgi, spagnoli ed inglesi. A dir la verità gli spagnoli del Santander finora sembravano esserne stati solamente sfiorati, ma non è detta l’ultima parola, visto che detengono una quota del Monte Paschi Siena.

Noi però, che non siamo superstiziosi, preferiamo vedere le cause di queste ambasce nella logica dei mercati e negli errori degli strapagati banchieri. I quali, benchè di nobile lignaggio, non si vergognano ora ad elemosinare prestiti per dare respiro al proprio gruppo bancario, e se lo Sceicco va a Kakà, perchè non andare direttamente in Arabia, come ha fatto Profumo, a bussare al dorato portone di qualche Sceicco e Fondo sovrano? E verrà presto anche il giorno in cui una vedetta, scrutando verso il mare dai bastioni di Rocca Salimbeni, lancerà il fatidico allarme: «Mamma, li sceicchi!»

Quotazione Zero (continua)

Questa mattina Exane BNP Paribas ha abbassato il target price di Monte Paschi Siena a 1 euro confermando il rating ‘underperform’. Come dicevo ieri, nemmeno Bin Laden sarebbe riuscito in questa impresa. Ovviamente non vedremo mai l’autore e/o gli autori di questo disastro lanciare appelli video da un rifugio segreto tra le montagne dell’Afganistan. In Italia girano a piede libero, fanno le conference call, presentano bilanci fantasiosi e sono lautamente pagati. E, per fortuna loro, Obama ha anche deciso di chiudere Guantanamo: non si sa mai quello che può succedere, nell’ attesa di finire in un Fondo degli Emirati o del Dubai.

Quotazione Zero

Oggi Monte Paschi Siena è scivolata a 1,42 euro (-4,63%). E siccome le cattive notizie non viaggiano mai da sole, è arrivato anche il commento degli analisti di Deutsche Bank che hanno tagliato la raccomandazione portandola da “hold” a “sell”, mentre il prezzo obiettivo scende da 1,40 a 1,20 euro. Di questo passo “ground zero” è a portata di mano. Neanche Bin Laden ci sarebbe riuscito!

E le stelle stanno a guardare

Scrive il Sole 24 Ore, di cui il Monte Paschi Siena è uno dei maggiori inserzionisti pubblicitari:

Arriva così a compimento a Siena il lungo percorso intrapreso dal gruppo Montepaschi con l’acquisto di Antonveneta. Un percorso che è stato portato a termine in un momento delicato per il sistema bancario, travolto dalla crisi finanziaria scoppiata dopo il fallimento di Lehman Brothers. Ma che non ha impedito all’istituto di Rocca Salimbeni di chiudere la maxi operazione varata sei mesi prima. Il tutto senza compromettere lo stato di salute del gruppo.

Infatti dopo aver comprato Antonveneta al doppio del valore di mercato nel bel mezzo della tempesta perfetta, quando ancora nel maggio 2008 avrebbe potuto ritirarsi dall’operazione, oggi il Presidente Mussari è alla ricerca di svariati miliardi per rientrare nei parametri patrimoniali, magari svendendo qualche asset o, una volta di più, bussando alla porta della Fondazione. Porta alla quale però si è già presentata la Finanza per recapitare una missiva del ministro Tremonti che sollecita chiarimenti sulla abnorme entità della quota di patrimonio impegnata nel gruppo creditizio.

Sfortunatamente per Mussari il 2009 è l’anno dell’Acquario e quindi dovrà ricorrere anche a qualche astrologo compiacente (1) per farsi fare un oroscopo di favore come gli articoli addomesticati del Sole 24 Ore e delle altre testate economiche che raccontano favolette a pagamento. Ai pubblicitari che scrivono sul quotidiano confindustriale consigliamo invece di farsi fare le carte dal Mago di Portici che sicuramente è più informato di loro sulla crisi finanziaria e potrà rivelargli che quando è fallita la Lehman la crisi era già scoppiata da ben quattordici mesi.

Nota (1). Tra gli oroscopi più sfavorevoli quello di Mercato Libero: tutte le costellazioni sembrano girare nel verso sbagliato per il Presidente!

Colpi di testa

L’Economy, il business magazine di Mondadori diretto da Giorgio Mulé nel numero in edicola in questi giorni, riporta alcune dichiarazioni virgolettate del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. «Ha ragione il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio: bisogna favorire l’ingresso di capitali italiani nel sistema e spingere aggregazioni interne, consentendo agli stranieri di avere partecipazioni mai però in grado di conquistare posizioni decisive» avrebbe detto il premier dopo la botta in testa ricevuta in Piazza Navona. Delle due l’una: o il Cavaliere vuole riscrivere le teorie liberiste della Casa della Libertà e candidarsi anche al Nobel dell’economia (ramo: economia di mercato) o ha torto il senatore-poeta Luzi che a proposito del cavalletto in testa parla di vittimismo. Auguri di pronta guarigione in ambo i casi.